WITHOUT YOU BABY, THERE AIN’T NO US

A volte, la realtà è in grado di divenire immaginario collettivo.

Per fare ciò, è necessario che la sua essenza muti, divenendo memoria comune, venendo rielaborata dai singoli, in un processo di assimilazione di massa.

Fotografia e video ci aiutano in questo processo, fissando indissolubilmente in una dimensione astratta, ciò che in un dato momento è stato vero.

La riproduzione infinita di queste rappresentazioni, il compimento di un processo di dissoluzione del ricordo originario di un dato elemento del reale nell’immagine che lo raffigura, è parte del controverso percorso compiuto dalla Pop Art e da Andy Warhol in particolare – secondo la c.d. teoria simulacrale di interpretazione di questo espediente artistico [perle ai porci, nda] – .

Forse senza saperlo, Comenius Roethlisberger e Admir Jahic, con il loro “Without you Baby, there ain’t no us“, si inseriscono in questo (oramai tradizionale) solco artistco:

alcuni tra i filmati più famosi e stravisti di Youtube, parte, oramai, del nostro bagaglio culturale “popolare”, vengono sezionati in fotogrammi e riprodotti manualmente su carta, in disegni elementari.

È l’interpretazione proposta dagli stessi autori a far sorgere un interrogativo su quale sia il livello di scienza con il quale si è dato vita a queste opere:

l’intenzione espressa è quella di voler ri-dare una dimensione fisica al linguaggio visuale del broadcasting.

Un significato, dunque, agli antipodi da quella volontà di annientamento dell’immagine, nella sua ossessiva ripetizione, che è propria del complesso messaggio della Pop Art (e che in esso, però, non si esaurisce).

Un significato più semplice, forse più vendibile, forse più adatto ad oggetti che sono in vendita a 300 Euro l’uno.

Un’interpretazione che pare studiata a tavolino da persone che assai difficilmente possono, plausibilmente, non comprendere il bagaglio culturale che la loro arte porta appresso.

Arte che sfruttando l’autoreferenzialità della rete, pare un prodotto davvero appetibile da un punto di vista commerciale

– vedasi ultima mostra tenutasi presso Colette, Parigi – .

Arte che, in questi termini, pare essere fatta da due possibili categorie di persone:

gente molto furba o gente molto stupida.

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