Automobili nel culo

Lo spazio sulla terra è sempre più occupato, le automobili in circolazione sempre di più. Dove le mettiamo tutte queste auto?

La risposta, come per le bombolette, in una Paese che ambisce a migliorare è: nel culo.

In Italia, nel Mondo, a Milano in particolare, ci sono semplicemente troppe macchine.

Troppe.

Cari lettori milanesi siete degli stronzi incivili, ve lo diciamo col cuore.

Tutto sarebbe molto più bello e verde se i viali alberati della vostra città non fossero occupati da cataste di auto parcheggiate al centro della strada.

Provate ad immaginare Milano nei primi anni del secolo scorso, prima delle automobili, prima della ricostruzione selvaggia successiva alla seconda guerra mondiale.

Osservando alcuni palazzi in stile neoclassico a volte ci sembra di vederla.

In tante città nel mondo si stanno dichiaratamente disincentivando gli abitanti dall’acquistare ed utilizzare automobili.

Ci sono le biciclette, c’è il trasporto pubblico, ci sono mezzi di trasporto che possono diventare più efficienti e confortevoli con investimenti e ricerca. Bisogna solo farlo capire alla gente, cambiare il modo di concepire i propri spostamenti, bisogna educare.

Non stiamo dicendo che sia un processo facile e, al proposito, vi segnaliamo questo bell’articolo di Bruce Mau apparso su Wired di marzo.

Bisogna impegnarsi, ma i risultati poi arrivano.

Basta guardare cos’è successo negli ultimi quindici anni con la raccolta differenziata.

Il Salone del Mobile, con il suo contestuale consesso di innovatori cervelli è una delle occasioni migliori per ricercare e favorire nuove, buone, idee in tema di condivisione degli spazi urbani.

Una nota rivista  di cui non menzioniamo il nome onde evitare di fare il gioco suo e di chi finanzia la trovata (ben più noto produttore di automobili)  ha deciso, per l’occasione, di lanciare un contest per incentivare l’ideazione di nuovi parcheggi urbani.

La soluzione su cui si invita ad investire non è dunque “meno macchine”, ma è “dove cazzo ce le infiliamo ora che non sappiamo più dove metterle?”.

E tutti contenti, a dire che c’è gente che ha pensato a palloni aerostatici e a metterle appese ai muri, le automobili.

Quello che viene prospettato è un vero e proprio incubo urbanistico-architettonico: una città con auto ovunque, anche in cielo. Il tutto inserito nel contesto di un salone che dovrebbe favorire l’emersione di idee che migliorino la vita, non che la peggiorino!

Spostarsi occupando meno spazio, senza inquinare e senza farsi venire l’ulcera per il traffico, questo è l’ormai scontato obiettivo per il nostro futuro.

Ma tutti teniamo famiglia e una casa produttrice di automobili è di sicuro in grado di ossigenare in maniera ben più consistente le (probabilmente) cianotiche finanze di un rappresentante della (sempre più in crisi) editoria di nicchia, di quanto non sia in grado di fare chiunque sostenga un qualsiasi progetto “green”.

Si fa quel che si può, insomma, si tira a campare.

Tanto, bastano un paio di feste open bar e chi ci pensa più a cosa dice il giornale?

8 thoughts on “Automobili nel culo

  1. sottoscrivo pienamente. nel mio piccolo l’anno scorso ho dato via la macchina. mi sembrava assurdo che, fra me e la mia donna ne avessimo ben due. a breve venderò anche il motorino, che non uso più da 16 mesi.

    attualmente mi sposto in bici, con i mezzi e, quando capita, con la macchina della mia donna, che però è gpl e quindi mi fa sentire meno stronzo.

    e non sto a milano, che è bella piatta e ha 3 linee di metro e i tram che vanno alla grande.

    no. sto a roma. la città dei colli: un cazzo di sali e scendi continuo che mi son venuti dei polpacci grossi come quadricipiti. e ci sono solo due linee di metro. e fanno cagare entrambe.

    però io queste cose non le posso cambiare. agisco dove posso: tentando di disturbare il meno possibile.

    insomma, basta parlare, bisogna fare. in primis noi, che ci crediamo. sennò siamo vacui, come tutti gli altri.

  2. Non vi è dubbio che di macchine a Milano (parlo da milanese nato a Milano) ce ne siano troppe; ma forse è più indicato dire che il mezzo “automobile” è utilizzato troppo considerando i tragitti che l’automobilista medio percorre e i carichi che mediamente trasporta, ovvero nella maggior parte dei casi se stesso (il guidatore) e basta o poco altro. A fronte di ulteriori 4 posti comodi, più il bel bagagliaio, magari su una station wagon.

    Sarebbe tutto molto bello se le macchine in una città come Milano dovessero dimezzarsi o perlomeno non essere utilizzate. Però mi basta prendere il mio d’esempio, milanese che vive a Milano:

    – di giorno: devo andare al lavoro la mattina; a parte poche linee, tutte le altre transitano esattamente dove passano le macchina, ovvero non hanno un percorso preferenziale dedicato (oltretutto quelle che di percorsi dedicati ne hanno capita che ne abbiano a spizzichi e bocconi).
    Risultato, devo partire ore prima da casa perchè devo considerare l’eterno viaggio casa-lavoro

    – la sera: mettiamo che io voglia andare dall’altra parte della città per vedere degli amici o la morosa e debba prendere un autobus più la metrò. Non vi sembra assurdo che io debba avere il coprifuoco di una certa ora perchè i mezzi pubblici ad una certa smettono di prestare servizio? (servizio che tra l’altro pago profumatamente)

    Prendiamo invece il caso della bicicletta. Io vivo a Milano da quando sono nato e quindi ho esperienza diretta solo su Milano, posso quindi parlare dei paesi esteri solo per sentito dire.
    A Milano NON esiste un vero piano piste ciclabili; ci sono dei pezzettini asfaltati di rosso qua e la per la città, tenuti tra l’altro malissimo (è facilissimo incontrare tratti adiacenti ad alberi le cui radici creano dei dossi a modi rampa di lancio dello shuttle).
    Risultato, le bici devono girare insieme alle macchine (e ai mezzi pubblici) facendo rischiar la vita ai ciclisti stessi.

    Io son d’accordissimo sul fatto che le utilitarie a Milano vengano usate troppo (ribadisco: non che ce ne siano troppe, è il loro utilizzo ad esserne abusato). Il problema è creare le alternative per il cittadino, perchè il cittadino non se le può creare da solo.
    Il discorso dei paesi esteri l’ho citato perchè se andiamo ad Amsterdam, ad esempio, il cittadino lì sì che è veramente DISINCENTIVATO ad usare la macchina. I mezzi pubblici hanno un rapporto qualità-prezzo decisamente più elevato e le biciclette sono quasi un must.
    A Stoccolma (e lì ci sono andato) non esiste marciapiede o quasi che non abbia una sua corsia ciclabile; è impressionante vedere come i marciapiedi siano completamente sgombri da autovetture. Sia di giorno che di notte. Sembra che la gente non abbia macchine!
    Di notte, poi, ci sono gli autobus che girano a raccattar giovani che escono dal pub o dalle discoteche e li riportano a destinazione.

    Questo è il modo di disincentivare l’automobile.

    Non certo l’ecopass, che se mediamente costa 2 euro, esattamente come il tragitto a/r con i mezzi pubblici, allora tanto vale spendere i 2 euro di ecopass; per di più non devo fare nemmeno il pezzo a piedi dalla macchina al portone d’ingresso.

    Morale:

    la colpa delle troppe macchine in una città come Milano è data in parte sicuramente dalla pigrizia dei cittadini, ma soprattutto dalla mancanza di alternative di trasporto fornite da Palazzo Marino e affini.

  3. Federico hai perfettamente ragione e su un punto sento di dover rimarcare quanto tu dici:

    perchè i mezzi pubblci non funzionano anche di notte?
    Milano è fondamentalmente ben servita, tranne che nello spicchio est della città. Ci si potrebbe spostare agevolmente anche la sera se solo i mezzi fossero in funzione.

  4. federico ha assolutamente ragione. il problema è che se aspettiamo che i politici intervengano, be’, allora addio. i politici sono sempre dalla parte dei grandi gruppi, quindi sono:

    a favore delle macchine,
    a favore della benzina (su cui paghiamo una quantità di tasse impressionante)
    a favore della disorganizzazione
    a favore del rendere difficile il sopravvivere.

    se il mio primo pensiero è barcamenarmi in un girone infernale chiamato metropoli, sicuramente non potrò fare molto in termini di contestazione: già è un miracolo che torno a casa vivo.

    e btw, sì, girare in bici è pericolosissimo.

    a roma esistono solo piste ciclabili / prese per il culo, tipo che si interrompono a metà, e così, nell’arco di 1 secondo, passi da un marciapiede rosa a uno grigio, o direttamente in strada.

    penso che se morirò in bici (cosa che fra l’altro a roma è successa recentemente ad una ragazza straniera investita da un tassista locale) sarò l’ennesimo martire di un modello di vita basato sull’egoismo, sia dei politici che dei cittadini (perché quando poi scopri che c’è gente che ha più di un’autovettura a testa, be’, lì ti cadono proprio le braccia, altro che politica).

    questo il mio verdetto: siamo viziati. l’italiano possiede più il superfluo del necessario.

  5. smettiamola di fare gli italiani autoindulgenti (i due termini sono sinonimi): se ci mettiamo a cercare alibi per continuare a usare l’auto, ne troveremo sempre: ad amsterdam e a stoccolma fa sicuramente più freddo e piove più che a milano, tuttavia gli amsterdamesi e gli stoccolmesi mica dicono “ah, se vivessimo in italia con quel bel clima andremmo sempre in bici, ma con sto freddo come si fa?”. certo, a milano i mezzi finiscono relativamente presto e non ci sono le piste ciclabili. tuttavia si può fare, io non ho un’auto dal 1991, quando proprio non posso farne a meno (non più di dieci volte l’anno) la noleggio o prendo un taxi, e ancora sto in credito, possedere un auto costa assai, come noto; sennò bici o atm. btw: chiunque sia stato a stoccolma oltre alle ciclabili sui marciapiedi, avrà pure notato che i marciapiedi stessi, e le vie che li ospitano, sono mediamente larghi il quadruplo che nelle città italiane, che di solito hanno ancora un impianto urbanistico medievale.

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