48 Hour Magazine

Sfida”.

Il suono di questa parola è in grado di suscitare i più temibili istinti di competizione in alcuni dei nostri amici.

Le più inconcepibili imprese, i più idioti degli episodi che caratterizzano le nostre vacanze e le nostre serate sono sempre preceduti dalle parole “Dai…sfida!”.

Raggiungere a nuoto luoghi lontanissimi, correre per milioni di chilometri, cercare di colpire gli oggetti più impensati dalle distanze più siderali, qualsiasi cosa possa venirvi in mente, purché sia di difficile realizzazione e si presti ad una competizione tra chi decide di provare a realizzarla: tutto solo per “sfida”. Per non parlare, poi, di quando entrano in gioco gli alcolici.

Ci piace immaginare che ai ragazzi di 48 Hour Magazine l’idea di mettere in piedi un giornale in due giorni sia nata proprio così.

Già ce li immaginiamo, al bar da Paolo, davanti ad una birra:

–         Vi immaginate che roba scrivere, impaginare e pubblicare una magazine in 48 ore?

–         Ma figurati! Secondo me è impossibile.

–         Dai, dai…Sfida!

E’ così che devono essere andate le cose, quando Heather Champ, Dylan Fareed, Mathew Honan, Alexis Madrigal, Derek Powazek e Sarah Rich, hanno deciso di comunicare al mondo di voler creare un concept magazine, con l’apporto di chiunque ne avesse voglia, in soltanto 48 ore di lavoro.

Così hanno cominciato a raccogliere i contatti di chi volesse supportare il loro progetto ed hanno individuato un giorno a partire dal quale avrebbero tentato l’impresa.

Alle centinaia di persone che hanno mostrato la loro disponibilità, il giorno 7 maggio, è stato comunicato via mail l’argomento sul quale sarebbe dovuto vertere il contenuto del giornale:

The theme for our first issue is Hustle.

Hustle is where the quick-witted trickster meets the Protestant work ethic. It’s virtuous labor and the con artist’s graceful swindle. It praises the ratty and rough morality of making money, and the glory of giving it all you’ve got.

Hustle is the aging athlete who replaces ability with sweat equity. The reporter who beats the world to break a story. The entrepreneur living on credit cards and couches. It was also a popular folk dance in America at the end of the 2nd millennium.

Most hustles straddle the border between the legal and illicit: the grey market, the game, The Kennedys. The people clawing their way up or clambering down.

Hustle is Janus-faced, holding together meanings that want to fly apart. It still echoes its original 18th century usage, when it referred to “the act of shaking together” (usually dice in a game of chance). And that’s just what we’re doing now.

Gli articoli pervenuti nelle 24 ore successive sono stati letti, scelti ed impaginati.

Il tutto è stato mandato in stampa ed è ora ordinabile su MagCloud.

L’idea è davvero interessante e, a nostro avviso, potrebbe essere felicemente riprodotta anche nel nostro Paese, magari con una produzione web.

Un concept blog, un exploit di 24 ore, con l’apporto di giornalisti e blogger di tutta Italia. Non avendosi problemi di costi, un progetto così ideato potrebbe prevedere validamente l’apporto di innumerevoli contributors: centinaia di voci in grado di dare spessore e una fruibilità duratura al prodotto finale. Una sorta di “boato” culturale.

Dai, dai…sfida.

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