Twitter funnies

La sempre più capillare diffusione di Twitter sta facendo emergere curiosi quanto interessanti fenomeni comunicativi.

Sempre più spesso, infatti, capita di veder nascere profili-utente creati ad hoc

– e legati in maniera più o meno diretta ad eventi di attualità –

per puro e semplice divertimento.

Capita così di imbattersi nell’esilarante profilo di Ray Charles o in quello dell’impronunciabile vulcano Eyjafjallajokull.

Con chi potrebbe mai dialogare un cantante cieco con una tastiera (per computer) di fronte?

E cosa potrebbe mai dire?

Nulla, se non metter in fila infinite sequenze di lettere totalmente prive di senso e chattare con il suo unico amico

– fino a quando il suo profilo non è stato sospeso –

Steve Wonder.

Di assoluto senso compiuto sono, invece, le battute postate da colui che si cela dietro al profilo dell’ormai celebre vulcano islandese.

Una trovata in grado di garantire al suo autore la bellezza di più di cinquemila followers nel giro di un paio di mesi.

Ultimi in ordine di apparizione, segnaliamo la comparsa di svariati profili ispirati alle insopportabili Vuvuzela (per chi non lo sapesse, il nome delle trombe “simbolo” del mondiale 2010).

Ciò che a tratti stupisce e comunque si pone come motivo di riflessione è l’assoluta semplicità dei messaggi comici di cui sono espressione questi “personaggi”.

Tormentoni banalissimi nel loro contenuto ma geniali nella loro auto-evidenza, in grado di attirare l’attenzione di migliaia di persone.

Da semplici osservatori amatoriali di fenomeni legati alla comunicazione ne rileviamo affascinati la nascita, interrogandoci su quali possano essere le future evoluzioni.

Twitter si sta rivelando uno strumento dalle risorse inaspettate: l’importanza della sua capacità di farsi veicolo informativo, in occasione dei movimenti di protesta degli scorsi mesi in Iran, è stata sotto gli occhi di tutti.

E mai il nostro amato Facebook era stato in grado di fare altrettanto.

L’impressione è che i futuri sviluppi nell’utilizzo di un mezzo di comunicazione così “basic” non siano ancora stati compresi fino in fondo.

Twitter è ancora un laboratorio e sicuramente ci riserverà qualcosa di buono in futuro.

Il tutto, s’intende, prima di assurgere al ruolo di nuova cloaca maxima, idolatrato da un qualche servizio su Studio Aperto.

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