Sónar 2010 report #1 – Inglesi

Una delle cose che più ci ha colpito della nostra gita in Cataluña è la vertiginosa densità di turisti inglesi.

Barcellona trabocca di inglesi strafatti.

Ora, facciamo una premessa: come leggerete da quanto segue, effettivamente, un po’, con gli inglesi, noi ce l’abbiamo – non dimenticate che questo è un blog di fasci.

Cioè, oggettivamente, un popolo che si ostina a lavarsi con due rubinetti (uno per l’acqua calda ed uno per l’acqua fredda), non può non essere oggetto di considerazioni negative – quanto meno sulle sue abitudini igieniche.

Sappiamo perfettamente che proprio l’Inghilterra ha partorito cose eccezionali nel corso della sua storia: cose come il Brit Pop, come tanta musica elettronica (che proprio al Sónar abbiamo ascoltato), come la moda classica maschile, come le auto e le moto inglesi, come l’ottimo football e come chissà quante altre cose che ci stiamo dimenticando – tipo la prima costituzione della storia.

Ma la nostra comprovata onestà intellettuale ci impedisce di non riconoscere quanto gli inglesi siano in grado di essere dannatamente molesti: tanto nel tempo libero a casa loro, quanto in occasione delle ferie che decidono di trascorrere in giro per il mondo.

Le foto che illustrano questo articolo ritraggono alcune serate trascorse dal fotografo Maciej Dakowicz a Cardiff e sono balzate alla nostra attenzione grazie ad un post, di qualche tempo fa, pubblicato dagli amici di The Spare Time Typer.

Be’, ecco, tra Cardiff ed un sacco di altri posti in giro per il mondo, non cambia poi molto, a dire il vero.

Gli inglesi nutrono un’irrefrenabile diffidenza nei confronti di tutto ciò che è nuovo e diverso dalle loro abitudini:

probabilmente proprio da questo deriva la tendenza ad aggregarsi e a ricreare in ogni luogo le stesse condizioni della loro terra d’origine.

Se state per controbattere con qualche cazzata che abbia a che fare con la presunta multiculturalità di Londra, vi invitiamo a fare prima un salto a Liverpool e poi a San Antonio, isola di Ibiza, Spagna, o ancora a Gibilterra o in innumerevoli località della Grecia:

angoli di “altri-Paesi” trasformati, semplicemente, in Inghilterra:

architettura inglese, lingua inglese, moneta inglese, orari inglesi, abitudini inglesi.

Interi quartieri trasformati in pascoli per centinaia di hooligans dalle pelli sensibili:

perfetti british pub, ad un passo dalle coste dell’Africa.

Quando capita di trovarsi in luoghi del genere, a migliaia di chilometri dalla terra che ha dato i natali a quella moltitudine di esseri disadattati, non si può fare a meno di provare un irrefrenabile desiderio di farsi brillare avvinghiati ad un otre di olio extra vergine d’oliva, una volta considerati gli effetti deleteri di una vita priva di sole e lo scadente patrimonio genetico di un popolo che ha continuato a riprodursi tra sé e sé per secoli – no dico, vogliamo parlare delle dentature degli inglesi? E delle loro donne?

Barcellona sta attirando gli inglesi, li vuole con una miopia che solo i latini possiedono.

Gli organizzatori del Sónar hanno inserito, nel press kit dell’evento, una piccola confezione contenente un elenco delle esibizioni dei soli artisti inglesi presenti al festival, un piccolo saggio dedicato alla storia della musica elettronica inglese ed un vinile con una selezione di musica, ancora, soltanto, inglese.

L’esistenza di una club culture molto radicata nei paesi nord-europei, in Inghilterra in particolare, è un dato inequivocabile: non stupisce che gli organizzatori del Sónar abbiano deciso di puntare in maniera così aggressiva su di un mercato – quello inglese – da cui possono arrivare le più consistenti entrate.

Ma un investimento così poco “diversificato”, è un azzardo che rischia di far pagare un caro prezzo al Festival e alla città tutta, sul lungo periodo: un prezzo in termini di vivibiità della città, di godibilità di una manifestazione, di attrattiva di una regione tutta.

A Barcellona, il numero di pub è in vertiginoso aumento e panzoni dai capelli rossi e la pelle bianca si aggirino ubriachi, spintonandosi, cantando a squarciagola le canzoni delle loro squadre del cuore e attaccando rissa tra loro e con chiunque.

Inglesi attirano inglesi e rendono i luoghi che frequentano inglesi e per inglesi.

Come per per l’AIDS, come per gli italiani (certi italiani) in alcuni luoghi (pensiamo a Mykonos), se li conosci li eviti.

Una delle cose che più ci ha colpito della nostra gita in Cataluna è la vertiginosa densità di turisti inglesi.

Barcellona trabocca di inglesi strafatti.

Ora, facciamo una premessa: come leggerete da quanto segue, effettivamente, un po’, con gli inglesi, noi ce l’abbiamo – non dimenticate che questo è un blog di fasci.

Cioè, oggettivamente, un popolo che si ostina a lavarsi con due rubinetti (uno per l’acqua calda ed uno per l’acqua fredda), non può non essere oggetto di considerazioni negative – quanto meno sulle sue abitudini igieniche.

Sappiamo perfettamente che proprio l’Inghilterra ha partorito cose eccezionali nel corso della sua storia: cose come il Brit Pop, come tanta musica elettronica (che proprio al Sónar abbiamo ascoltato), come la moda classica maschile, come le auto e le moto inglesi, come l’ottimo football e come chissà quante altre cose che ci stiamo dimenticando – tipo la prima costituzione della storia.

Ma la nostra comprovata onestà intellettuale ci impedisce di non riconoscere quanto gli inglesi siano in grado di essere dannatamente molesti: tanto nel tempo libero a casa loro, quanto in occasione delle ferie che decidono di trascorrere in giro per il mondo.

Le foto che illustrano questo articolo sono balzate alla nostra attenzione grazie ad un post di qualche tempo fa, pubblicato dagli amici di The Spare Time Typer, e ritraggono alcune serate trascorse dal fotografo Maciej Dakowicz a Cardiff.

Be’, ecco, tra Cardiff ed un sacco di altri posti in giro per il mondo, non cambia poi molto, a dire il vero.

Gli inglesi nutrono un’irrefrenabile diffidenza nei confronti di tutto ciò che è nuovo e diverso dalle loro abitudini:

ecco il desiderio di stare sempre insieme, di ricreare in ogni luogo le stesse condizioni della loro terra d’origine.

Se state per dire qualche cazzata che abbia a che fare con la presunta multiculturalità di Londra, vi invitiamo a fare un salto a San Antonio, isola di Ibiza, Spagna, o ancora a Gibilterra o in innumerevoli località della Grecia:

angoli di altri-Paesi trasformati, semplicemente, in Inghilterra:

architettura inglese, lingua inglese, moneta inglese, orari inglesi, abitudini inglesi.

Interi quartieri trasformati in pascoli per centinaia di hooligans dalle pelli sensibili:

perfetti british pub, ad un passo dalle coste dell’Africa.

Quando capita di trovarsi in luoghi del genere, a migliaia di chilometri dalla terra che ha dato i natali a quella moltitudine di esseri disadattati, non si può fare a meno di provare un irrefrenabile desiderio di farsi brillare avvinghiati ad un otre di olio extra vergine d’oliva, una volta considerati gli effetti deleteri di una vita priva di sole e lo scadente patrimonio genetico di un popolo che ha continuato a riprodursi tra sé e sé per secoli – no dico, vogliamo parlare delle dentature degli inglesi? E delle loro donne?

Barcellona sta attirando gli inglesi, li vuole con una miopia che solo i latini possiedono.

Gli organizzatori del Sónar hanno inserito, nel press kit dell’evento, una piccola confezione contenente un elenco delle esibizioni dei soli artisti inglesi presenti al festival, un piccolo saggio dedicato alla storia della musica elettronica inglese ed un vinile con una selezione di musica, ancora, inglese.

Tutto questo la dice lunga sull’attenzione rivolta a questo specifico mercato ed è da considerarsi una ulteriore dimostrazione della necessità di fare al più presto possibile un salto al Sónar.

A Barcellona, il numero di pub è in vertiginoso aumento e panzoni dai capelli rossi e la pelle bianca si aggirano ubriachi, spintonando, cantando a squarciagola le canzoni delle loro squadre del cuore e attaccando rissa tra loro e con chiunque.

Inglesi attirano inglesi e rendono i luoghi che frequentano inglesi e per inglesi.

Come per gli italiani (certi italiani) in alcuni luoghi (pensiamo a Mykonos), debellateli o la vostra fine è vicina.

3 thoughts on “Sónar 2010 report #1 – Inglesi

  1. parla con chiunque si sia trovato a trascorrere le vacanze in uno dei luoghi citati e sappimi dire cosa ti dirà al riguardo

  2. ricordo una serata di passaggio a lloret de mar in un viaggio in macchina di qualche anno fa.
    Appena scesi dall’auto il benvenuto ci fu dato da una coppia di “british girls” che nel momento culminante della sbornia urinavano a lato della strada contro un muretto, in libertà e con noncuranza.
    Inutile dire che la visita è durata molto poco.

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