Un Paese più agile con NWTF

Quello che vedete qui sopra è un nuovo tipo di presa elettrica.

La sua particolarità è quella di contenere al suo interno un caricabatterie per cellulari.

E’ stata brevettata da due ragazzi italiani, Massimo Garzulino e Danilo Spanò, entrambi studenti a Pavia, rispettivamente presso la facoltà di Giurisprudenza e di Business Management.

Grazie ad un accordo sottoscritto da tutti i più grandi produttori di telefonia mobile (uniti nell’associazione DigitalEurope), infatti, dal prossimo anno, tutti i telefoni cellulari in vendita sul territorio dell’Unione Europea saranno dotati di una uguale presa per la ricarica (micro usb) così da permettere una totale interscambiabilità dei caricabatterie ed il riutilizzo, nel caso di acquisto di un nuovo telefono, di quelli già in proprio possesso.

Massimo e Danilo hanno così pensato che, d’ora in poi, potrebbe essere davvero utile munire le prese di corrente di un cavo conforme allo standard, così da eliminare anche la necessità di portarsi appresso, ogni volta, il proprio caricatore.

Per altro, il modello brevettato è munito di un temporizzatore, uno strumento che permette di interrompere l’erogazione di energia ogni dato intervallo di tempo, così da evitare che continui ad esserne erogata anche a terminale carico.

Insomma, un’invenzione semplice, molto intelligente e di facile produzione.

Un’ottima idea.

Ciononostante, Massimo e Danilo hanno testimoniato le difficoltà incontrate, in Italia, nel riuscire a proporre la loro idea – si badi, soltanto proporre – ai produttori di apparecchiature per la domotica, tanto da essersi convinti di avere maggiori chance di successo commerciale rivolgendosi a mercati esteri.

Siamo venuti a conoscenza di questa storia grazie a Wired e ve ne parliamo per un ben preciso motivo: vogliamo contribuire, per quanto possibile nel nostro piccolo, a far si che, anche nel nostro Paese, idee come questa, le idee in generale, possano essere realizzate e possano produrre ricchezza, per tutti.

Si tratta di un problema culturale, di un atteggiamento comune che, come un muro, impedisce alla nostra società di esprimere tutte le potenzialità che possiede.

Per questo pensiamo sia importante parlarne.

Perché nonostante molti si scontrino quotidianamente con questioni di questo tipo, è assolutamente radicata, nel nostro tessuto sociale, l’idea che problemi come quelli incontrati da Massimo e Danilo siano semplicemente irrisolvibili.

E questo atteggiamento – sembra banale dirlo – è la prima e più responsabile causa del fatto che per decenni, effettivamente, non si sia riusciti a fare alcun passo avanti in questo senso.

E’ necessaria un’opera educativa, uno stillicidio continuo che riesca ad insinuare nelle menti di tutti la convinzione che vivere in un Paese migliore è possibile, basta volerlo.

Cambiare vuol dire muoversi, divenire più agili. Si tratta di una qualità che si acquisisce col tempo, con l’esercizio, con l’impegno.

La rete è ciò che sta avviando questo volano.

La sua capacità di diffondere informazioni permette, oggi, un livello di trasparenza tale da farci pensare che in un futuro prossimo le idee migliori non potranno non essere ritenute tali – da invenzioni come questa, alla politica, alla scienza, a qualunque ambito del sapere e del conoscere.

E questa consapevolezza sta lentamente, ma inesorabilmente, diffondendosi tra la gente.

Altri processi educativi sono già avvenuti nel nostro Paese e sono tuttora in corso, quasi senza che ce ne si sia resi conto. La costruzione di una comune “coscienza ecologica” è un esempio eclatante di cosa possa fare un’attività volta all’educazione, se ben congeniata e ostinatamente portata avanti: negli anni novanta, la raccolta differenziata era un hobby per estremisti verdi fricchettoni. Vent’anni dopo, abbiamo un nodo allo stomaco quando siamo costretti a gettare una lattina nell’indifferenziato. E stiamo parlando di cambiamenti vissuti sulla nostra pelle, non stiamo parlando di chissà quante vite. Certo c’è ancora del lavoro da fare ma ormai il circolo virtuoso è avviato ed è in grado di trasmettere il proprio modello positivo in maniera quasi autonoma.

Altri mali sono ben più difficili da curare: la mafia, le mafie, sono ancora sotto i nostri occhi, tenaci nel mantenersi radicate al tessuto sociale.

Ma anche con riguardo a queste tematiche, è innegabile che oggi si vedano risultati, si assista a fenomeni di contrasto semplicemente inimmaginabili vent’anni fa. Manifestazioni, dissensi, una continua attenzione su problematiche di cui, anche solo negli anni ottanta, semplicemente non si poteva accendere alcun riflettore.

Innovare il nostro Paese è la missione di una generazione. Bisogna farlo a partire dalla testa dei suoi concittadini, allevandone una classe libera e aperta al nuovo. E proprio come si trattasse di un virus, anche NWTF vuole contribuire al suo contagio, vuole trasmettervi un pezzettino di questa consapevolezza, farvi sapere che la convinzione di poter creare un Paese “funzionante” è la nostra, e vogliamo sia anche la vostra.

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