A testa in giù

E’ curiosa la schizofrenica dicotomia di cui parte dei commenti successivi all’annuncio della morte di Osama Bin Laden sta dando testimonianza in queste ore.

Apparentemente esistono uccisioni per le quali è lecito compiacersi anche a distanza di mezzo secolo ed altre per le quali non è dato farlo neppure sull’onda delle emozioni.

La morte di una persona è un evento che può essere festeggiato?

Non lo sappiamo, si tratta di una domanda la cui risposta presuppone certezze che non possediamo – cose come: esiste il male? Dove è posto il confine che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato? –, quasi certamente no, ci viene da dire.

Tuttavia non possiamo non considerare quanto meno comprensibile ciò che è avvenuto negli Stati Uniti nelle ultime ore e non riusciamo a fare a meno di interrogarci su quali contorti meccanismi avvinghino la mente di tutti coloro che si stanno spendendo in queste ore per deprecare l’atteggiamento di un popolo che vede finalmente compiersi una catarsi dai tragici lineamenti.

E’ il compimento di un atto sessuale lungo un decennio, il risveglio da un interminabile incubo, il raggiungimento di un ideale obiettivo che dona agli americani una gioia adrenalinica tanto più amplificata quanto più, per ognuna delle persone oggi in festa, gli avvenimenti degli ultimi dieci anni hanno messo in dubbio la percezione che esse avevano di loro stesse.

E’ l’agognato appagamento della oramai sepolta e sopita speranza di riconoscersi ancora come se stessi, come artefici del proprio futuro, attori di una vita non più in balia di eventi assolutamente imprevedibili, apparentemente incomprensibili e la cui deriva è stata, come in un incubo, totalmente fuori controllo.

L’atteggiamento di quanti stanno condannando ciò che è accaduto – per non parlare di chi si sta spendendo in una comica, quanto bigotta, dietrologia – è quello di chi non ha l’onestà intellettuale di affermare che forse avrebbe fatto lo stesso.

E’ l’atteggiamento di chi si sente altro dal mondo, di chi non prova ad immedesimarsi e per questo non comprende.

Molto spesso, è l’atteggiamento di chi ama ricordare che i cattivi, se possibile, vanno appesi a testa in giù.

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