Comunali 2011 – orgasmi multipli auto indottisi annebbiano la vista dei commentatori

Chi esulta smodatamente, oggi, per i risultati delle elezioni appena conclusesi, oltre ad aver evidentemente condotto una vita assai avara di soddisfazioni altre sino ad ora, pare  non abbia ben capito quale significato attribuire ai risultati che la tornata elettorale ha portato con sé.

In pochi, ci pare, stanno comprendendo – quanto a Milano, ad esempio – che, di quel 55% ottenuto ai ballottaggi, i dieci punti di distacco rifilati al candidato del centrodestra sono dovuti alla deliberata volontà di una parte dell’elettorato di non appoggiare più un progetto politico ritenuto ormai inefficiente ed inefficace in ogni sua manovra, e non, al contrario, alla volontà di premiare lo schieramento politico opposto.

Ma si badi, non si tratta di un voto punitivo, quanto più di una scelta: si cambia, si cambi, si provi con altri che fino ad ora non hanno provato. Con circospezione, ed anche con un po’ di scetticismo, ma si provi perché così non va.

Tanto più si crede che questa vittoria manifesti la maturata volontà di liberare Milano ed il Paese da una persona, o da un modo di pensare, tanto più si accoglie questa vittoria come una rivincita, come la vittoria finale, quanto più si allontana (nuovamente) questa stessa fondamentale componente dalla propria fascia di elettori.

Non si tratta di una vittoria della sinistra, e chi lo crede non si accorge di ragionare in maniera distorta.

L’ha denunciato D’Alema, sbeffeggiato e deriso da una coltre di commentatori ancora in preda agli spasmi di multipli orgasmi auto indottisi: per proporsi come reale alternativa al centrodestra, il centrosinistra deve riuscire ad intercettare il voto di quei moderati che non si riconoscono più nei candidati e nei programmi che sono proposti dalle forze politiche a cui si sono riferiti sino ad ora.

Piaccia o no, Pisapia non solo ha dato l’impressione di essere un moderato, ma probabilmente lo è per davvero.

Certo le frequentazioni giovanili potrebbero far ritenere che il personaggio sia di tutt’altra pasta, ma guardando oltre, cercando di capire chi si celi davvero al di là delle etichette, ci si trova d’innanzi ad una persona che, per ciò che ha detto durante la campagna elettorale, per quello che non ha detto, per come si è mossa, è riuscita a trasmettere, a quel 10% di elettori che hanno fatto la differenza, l’idea che un uomo di buon senso si stesse proponendo alla guida di Milano.

Una persona tutto sommato normale, con un lavoro tutto sommato normale, capace (apparentemente) di ascoltare i problemi di una città di cui egli stesso è parte, e di cui la sua famiglia rappresenta parte integrante di un sistema economico e sociale.

La borghesia milanese conosce Pisapia e la sua famiglia. Con profondo dispiacere per tutti gli esponenti dei centri sociali che si celano fra i nostri lettori, ci duole comunicare che il signor Pisapia è figlio di uno dei più illustri avvocati che Milano abbia avuto e che da questi ha ereditato lo studio. Un garantista convinto, un avvocato che ha (giustamente) difeso soggetti tra i più disparati: dalla famiglia di Carlo Giuliani, a De Benedetti a Öcalan. Tutto, fuor che un giustizialista rivoluzionario e forcaiolo.

Avvocato, figlio di avvocato. Prototipo di quel classismo autoreferenziale tanto vituperato negli ambienti sinistrorsi.

E, ancora, come dimenticare le vicende che hanno coinvolto sua moglie e relative all’assegnazione a quest’ultima, a prezzi agevolati, di un’unità immobiliare di proprietà del Pio Albergo Trivulzio?

Quali sono le caratteristiche proprie dell’uomo della sinistra che Pisapia ha inequivocabilmente comunicato ai propri elettori e grazie ai quali è stato possibile sconfiggere il mostro berlusconico?

Di che sinistra stiamo parlando?

Forse di quella di Vendola, cui lo Stesso Pisapia dice gentilmente di chiudere il becco quando in visita a Milano?

Ha vinto il buon senso della gente, che ha deciso di provare a dare una possibilità ad una persona che si è proposta nella maniera corretta. Ha vinto la borghesia come la si intendeva una volta, quella delle famiglie per bene, che conoscono i figli degli amici e che quello là è un bravo ragazzo.

Chi canta, oggi, Bandiera Rossa, chi parla, oggi, di statalismo, di liberazione, di Vittoria, chi ha festeggiato, ieri, con certi toni e con certi tic, dimostra di avere capito poco o nulla di quello che è successo e rischia davvero, con questi atteggiamenti, di allontanare da sé proprio chi ha permesso questa vittoria. Rischia insomma, di dover aspettare ancora molti anni prima di tornare in piazza di nuovo.

3 thoughts on “Comunali 2011 – orgasmi multipli auto indottisi annebbiano la vista dei commentatori

  1. Son d’accordo per metà.
    Verissimo che non riflette completamente il paese, cioè che non significa che qualcosa è DAVVERO cambiato. Il PD non si rende conto di 2-3 cosine mica da poco e cioè che han vinto candidati di sinistra ma non del PD. Pisapia e Zedda son di SEL, De Magistris IDV (ci tengo poi a citare Amelia Frascaroli sempre di SEL, donna più votata d’Italia, che a Bologna per un pelo veniva candidata lei).
    Questo inevitabilmente porterà delle discussioni, fronteggiamenti e scontri che insomma significano guai grossi per il PD, e sfregatura di mani per il PDL.
    Però ragazzi. Voi che abitate a Milano (da quanto ho capito) non eravate contenti di avergliela messa in culo almeno una volta, e per sino davvero forte in quel culo secco incollato alla poltrona? Io lo capisco davvero un milanese che ha esultato, che si è ubriacato, che per un momento si è illuso che tutto il mondo fosse cambiato.
    Poi io stesso alla fine ero gasato. E secondo me un pò anche voi🙂

  2. Caro Bione, no non abbiamo esultato (eravamo solamente moderatamente soddisfatti) e non pensiamo neppure sia una vittoria della sinistra.
    Non è questione di mettere niente nel culo di nessuno, e neppure è questione di cosa davvero sia cambiato. Il punto è: Pisapia non ha vinto per merito di chi era in piazza a festeggiare e neppure esprime realmente i valori politici di queste stesse persone. Chi si dimena al ritmo di canti partigiani, in piazza, oggi, non ha capito una cippa di cazzo di quello che realmente è successo e rischia di rimanere scottato da ciò che questa giunta farà e dal risultato di prossime futuribili elezioni. A meno che l’obiettivo non sia (non resti) solo e soltanto non vedere più, né B., né chi a lui si possa ricondurre. Se del caso si torna a quanto detto in apertura del post: c’è di meglio nella vita, gente, che incazzarsi così con uno che neanche vi conosce.

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