De rerum trombonis

C’è qualcosa di stupefacente nella capacità della sinistra italiana, dei suoi elettori e della stampa ad essi contigua, di trasformarsi da indefessa paladina della libertà di espressione e di pensiero, a rigidissimo giudice della pubblica morale e coscienza.

Se, così, da un lato, pare giusto legittimare le peggio posizioni assunte da taluno con riguardo, ad esempio, al – rigore a porta vuota alert – Vaticano, al Papa o ai ragazzi che alla religione cattolica sono devoti, ecco che, al contrario, esternazioni altre (da altri provenienti) paiono assumere inspiegabilmente i tratti della  intollerabilità e sono subitanemente oggetto delle più piccate reprimende.

Ultimo straccio di vesti, in tal senso, in ordine di tempo, è quello che sta susseguendo in queste ore alla barzelletta raccontata dal ministro Sacconi, all’evento promosso da Azione Giovani e denominato “Atreju“.

Tromboni di tutto il mondo uniti, per dire che:

E’ una vergogna!

Ma che è il modo di parlare delle violenze sessuali?

Con tutte le violenze sessuali che ci stanno in questo Paese e nel mondo e a New York, ci manca solo che un ministro della Repubblica dica che alle suore di un convento di clausura del ‘600 facesse piacere ricevere le visite dei briganti, che poi non ci lamentiamo se StraussKahn si violenta le cameriere, che questo mondo maschilista è per colpa sua che esistono gli stupratori.

Ora, esiste qualcuno – in questo Pese, in questo mondo – di grazia, che abbia provato un reale sentimento di disagio in relazione alle parole di Sacconi?

Esiste forse?

L’essere umano – macchina perfetta – possiede nel suo armamentario intellettuale uno strumento unico:

l’ironia.

Siamo profondamente convinti che si possa scherzare su tutto, che si possa essere, tutti, così intelligenti da capire che del ridicolo, del paradossale, del divertente, può essere trovato in ogni condizione della vita.

Il nostro blog trae spunto proprio da questa riflessione, da una battuta di Woody Allen che meglio di ogni altra è – a nostro avviso – in grado di trattegiare questa intuizione: in Amore e guerra, Sonja dice a Boris «ehi, certo che esiste Dio, ci ha fatto a sua immagine e somiglianza [per giunta!]», affermazione alla quale Woody Allen-Boris non può fare a meno di far notare la sua difficoltà nel credere che Dio sia poi così simile a lui – Boris: “Mi vedi? Dio porta gli occhiali secondo te?», Sonja: “Non con quella montatura».

L’essere umano è in grado di astrarre, discernere, distinguere, comprendere.

Anche le donne sono in grado di farlo.

Anche le donne che hanno subito una violenza sessuale.

Anche loro sanno comprendere che l’intento di Sacconi era quello di tratteggiare un paradosso, farlo con l’arma dell’ironia, richiamando immagini fantasiose, di abiti sacrali (di costumi, quasi, vien da dire), di ambientazioni antiche.

Non era affatto quello di parlare né di clero, né di violenza sulle donne.

Si voleva parlare di altro, si stava parlando d’altro, non era quello il punto.

E allora diventa tutto una questione di credibilità, di serietà.

Non può essere tutto identico, tutto tragico, tutto sbagliato.

Serve un metro di paragone, serve capire che la parola gravissimo (o gravissima) può essere utile a comprendere lo stato di crisi in cui versa il nostro Paese, ma se usata a sproposito rende tutto uguale, tutto grigio, tutto un po’ meno grave.

Perchè se a provocare tali reazioni è una barzelletta di questo genere, con scarssisima considerazione sarà possibile prendere atto delle critiche espresse su questioni come una legge finanziaria o come il testamento biologico.

E non serve mica essere chissà che esperti di comunicazione per capire cose come questa, basta solo aver sentito, almeno una volta, Lo scherzo del pastore.

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