PERCHÈ NON SANNO QUELLO CHE FANNO

Davvero non riusciamo a ricordare chi l’abbia detto – certamente Baricco nel suo “I barbari” ma anche qualcun altro, di recente, insieme a lui – fatto sta che ci è capitato di leggere un’interessante considerazione sui mutamenti che la società contemporanea sembra stia vivendo.

Il nocciolo della questione era questo: stiamo attraversando un momento di rottura, un momento traumatico, un momento in cui generazioni di persone, d’improvviso, si trovano spiazzate ed incapaci di comprendere un linguaggio nuovo, accadimenti nuovi, eventi inspiegabili con lo strumentario intellettuale e comunicativo che fino ad ora era stato utile a vivere nel mondo che le ha circondate.

Non c’è gradualità in questo cambiamento, non c’è evoluzione: c’è rottura, c’è un sorpasso senza possibilità di replica. D’improvviso arrivano gli alieni, i barbari appunto, che parlano d’altro, fanno altro, e chi già c’era resta lì imbambolato e risponde – prova a farlo, sbagliando – come avrebbe fatto ad un suo contemporaneo.

Ecco, l’impressione di chi vi scrive è che questo salto, questo sorpasso, si stia manifestando ogni giorno in maniera più evidente, in ognuno degli aspetti della vita che ci circondano.

C’è una oramai definitiva rottura nella società: ci sono milioni di persone che non comprendono cosa significhi, a che cosa serva, occupare Wall Street; non comprendono cosa significhi informarsi attraverso Twitter, non comprendono il significato e le dinamiche dei processi decisionali condivisi sul web; non capiscono come possa essere attendibile un sistema wiki, non riescono più ad attribuire un valore alle informazioni, alle opere creative, al tempo.

Chi occupa ruoli apicali, specialmente chi ha a che fare con la comunicazione, è più facilmente esposto – perché è identificabile, ci mette la faccia, e l’incapacità di relazionarsi al nuovo si mostra a tutti impietosa.

Di signori Politi è piena l’Italia ed è probabilmente pieno il mondo – anche se, forse, nel nostro Paese ce n’è qualcuno in più.

Non è colpa loro, non è colpa sua; la verità è che i signori Politi semplicemente non capiscono: non capiscono che un mondo così non c’è più e non ci sarà più.

Non capiscono la rivoluzione in atto, non capiscono che serve imparare tutto daccapo, se non si comprende il nuovo linguaggio che si sta diffondendo. Un linguaggio basato sulla circolazione delle informazioni, sulla trasparenza, sulla partecipazione, sulla orizzontalità dei ruoli, del sapere: una cosa pazzesca, mai vista, roba che non sai neanche come prenderla.

E’ un’isola che sta per essere sommersa lentamente, un’epidemia inarrestabile: cari signori Politi, si sta sgretolando tutto, non lo vedete? Non vi resta che sedervi e provare a capire, cercheremo di insegnarvi almeno i fondamentali; davvero, ve lo promettiamo.

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