Ipse dixit – Adriano Celentano @ Sanremo 2012

Due sono le cose che non siamo riusciti a non pensare continuamente, ieri sera, mentre guardavamo il Festival.

La prima è che Rocco Papaleo recitva in Classe di Ferro – e, per il vero, non riusciamo a non pensarlo ogni volta che lo vediamo (se ambite a diventare attori drammatici, prestate molta attenzione ai ruoli che accettate di interpretare all’inizio della vostra carriera).

La seconda è che se solo ci fosse stata la Gialappa’s, avremmo probabilmente assistitio alla putata inaugurale più divertente di tutte le edizioni del carrozzone sanremese.

O, forse, lo abbiamo fatto anche così?

CELENTANO. Avrò girato mille chiese, il Duomo di Milano, piazza San Pietro, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo. E morire se durante la predica si capisce qualcosa di quello che dice il prete. Non perché sbagliano a parlare: perché non sanno regolare l’audio negli altoparlanti. O sono troppo bassi oppure non ci sono abbastanza diffusori affinché la voce del prete si senta fino in fondo alle ultime file. Sembra quasi che i preti dicano: “Noi la predica l’abbiamo fatta, poi chi se ne frega se gli ultimi in fondo non sentono”. E sì che il Vangelo è stato chiaro: “Beati gli ultimi”, dice il Vangelo, “perché saranno i primi nel Regno dei Cieli”. Questo è un problema che c’era anche a Galbiate. Poi, a furia di martellare il parroco, finalmente un bel giorno si è deciso e ha cambiato l’impianto. Però se c’è una cosa che non sopporto e che mi innervosisce, non soltanto dei preti ma anche dei frati, è che nei loro argomenti, quando fanno la predica, o anche nei dibattiti in televisione, non parlano mai della cosa più importante, cioè del motivo per cui siamo nati. Quel motivo nel quale è insito il cammino verso il traguardo, quel traguardo che segna non la fine di un’esistenza, ma l’inizio di una nuova vita. Insomma, i preti, i frati non parlano mai del Paradiso. Perché? Quasi come a dare l’impressione che l’uomo sia nato soltanto per morire. Ma le cose non stanno così. Qual è la camera dove sono dentro i preti? Ah questa.
Le cose non stanno così. Noi non siamo nati per morire. Noi siamo nati per vivere. Voi preti siete obbligati a parlare del Paradiso, altrimenti la gente pensa che la vita sia quella che stiamo vivendo adesso. Ma che cazzo di vita è questa qua? Lo spread, l’economia, le guerre.
Giornali inutili come l’Avvenire, Famiglia Cristiana: andrebbero chiusi definitivamente. Si occupano di politica e delle beghe nel mondo, anziché parlare di Dio e dei suoi progetti e non hanno la più pallida idea di quanto invece può essere confortante per i malati leggere di ciò che Dio ci ha promesso. Senza contare, poi, i malati terminali, che anche se non lo dicono, loro sono consapevoli di ciò a cui stanno andando incontro. Ma loro no, Famiglia Cristiana e l’Avvenire non la pensano così. Per loro il discorso di Dio è…il discorso di Dio, per loro, occupa poco spazio: lo spazio delle loro testate ipocrite. Ipocrite come le critiche fanno a uno come Don Gallo, che ha dedicato la sua vita, ancora adesso, per aiutare gli ultimi.
E di ultimi ce ne sono tanti. Ci sono sulla torre della Stazione Centrale di Milano, ci sono degli operai che dall’8 dicembre stazionano lì, giorno e notte, al freddo e al gelo, per protestare contro la cancellazione dei vagoni letto. Non mi ricordo dove ho messo il bicchiere…eccolo qua.
Quei vagoni letto che collegavano il Nord al Sud, lasciando a casa ottocento persone addette ai servizi nei treni di notte. E questo, purtroppo, con il triste scopo di cancellare un’altra fetta del passato che costituisce le fondamenta della nostra identità. Montezemolo ha fatto bene a fare il treno veloce, quello che…bello, confortevole: è giusto. È giusto fare l’alta velocità. Però bisogna bilanciare la velocità con qualche cosa di lento. E allora io ti dico, Montezemolo, che adesso devi fare subito un treno lento, che magari si chiama Lumaca, dove ti fa vedere le bellezze dell’Italia, perché c’è gente che vuole andare lì.
Caspita, siete tutti lì in prima fila. State bene? Sono sicuro che lo farà.
[Entra Elisabetta Canalis]
CELENTANO. Come ti chiami?
CANALIS. Italia.
CELENTANO. Resta un po’ qui.
CANALIS. Non posso.
CELENTANO. Perché?
CANALIS. Le cose non vanno bene ed io sto perdendo la mia bellezza.
CELENTANO. Tornerai?
CANALIS. Sì, se gli italiani lo vorranno.
[Esce Elisabetta Canalis]
CELENTANO. La parola politica sembra aver perso ogni valore e le lettere che la compongono stanno cadendo a pezzi sulla testa di un popolo che ancora si illude di essere sovrano. Ma cosa significa sovrano? Il vocabolario lo spiega bene. Maitre!
[Entra Rocco Papaleo]
CELENTANO. Cosa dice il vocabolario?
PAPALEO. Non lo so.
CELENTANO. Tu non leggi mai il vocabolario eh?
PAPALEO. Non vorrei contraddirla, Immensità.
PAPALEO. Con tutto il rispetto, preferisco leggere il giornale, soprattutto dopo colazione. Ho provato a leggere il vocabolario ma…dice sempre le stesse cose. E alcune volte non si spiega neanche troppo bene. Per esempio, qualche giorno fa sono andato alla lettera “Governo Monti”.
PAPALEO. Governo…Governo Ladro…Governo Europeo…Governo Mondiale… Governo Monti eccolo qua. Dice: “Materiale di ottima resistenza, apparentemente indipendente, facile però all’ossido dei partiti”.
CELENTANO. E questo è quello che dice il vocabolario?
PAPALEO. Esattamente.
CELENTANO. E sulla parola “Sovrano”?
PAPALEO. No, lì si spiega molto bene. Sovrano…ecco qua. Sovrano: si dice di potere, dignità, diritto che non derivino da altra autorità, che non dipendano da altro potere. La Costituzione italiana sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita…
PAPALEO. Il vocabolario…
PAPALEO. Il vocabolario ringrazia. Posso concludere, Immensità?
PAPALEO. La Costituzione italiana sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita un potere pieno e indipendente.
CELENTANO. Questo è quello che dice il vocabolario. E noi sappiamo che, perché il popolo possa esercitare il suo potere incontrastato, bastano cinquecentomila firme.
PAPALEO. Cinquecentomila.
CELENTANO. Ma i promotori del referendum, Antonio Di Pietro, Parisi e Segni come al solito hanno esagerato e ne hanno raccolte un milione e duecentomila.
PAPALEO. Un milione e duecentomila.
CELENTANO. Che la Consulta non ha esitato a buttare nel cestino.
PAPALEO. Nel cestino, nel cestino, nel cestino.
CELENTANO. Per cui c’è qualcosa che non va. O la Consulta sbaglia, o se no bisogna cambiare il vocabolario. Io una bella mattina esco di casa convinto di essere… ah no, perché altrimenti bisogna cambiare il vocabolario perché altrimenti non si sa quando siamo sovrani e quando no. Una bella mattina io mi alzo, esco di casa contento…convinto di essere sovrano, di essere al di sopra di tutti, il più alto, perché questo vuol dire “sovrano” e magari incontro Pupo e mi dice: “Ue’ guarda che tu non sei nessuno eh?”.
[Entra Pupo, dalla platea]
PUPO. Ma cosa stai dicendo? Ma cosa stai dicendo?
CELENTANO. Ue’. Cosa hai detto?
CELENTANO. Non ho capito. Come stai?
PUPO. Comunque stasera hai detto una grande verità.
CELENTANO. Perché?
PUPO. Infatti è vero: tu non sei nessuno.
CELENTANO. Perché?
PUPO. Perché…sottovaluti quelli bassi.
PUPO. Non sottovalutare quelli bassi.
CELENTANO. E chi lo sottovaluta? E poi non esistono quelli bassi o quelli alti: esistono quelli giusti o quelli sbagliati.
PUPO. Ma certo! Tu hai la verità in tasca. Certo, è normale. Dall’alto di quel palco ti puoi permettere di dire quello che vuoi. Senti, ma secondo te, io da che parte starei?
CELENTANO. No, tu per me sei praticamente normale.
PUPO. Cosa? Ma lo sentite? Ha detto “praticamente normale”.
CELENTANO. Be’ sì…c’è qualche cosetta ma…
PUPO. Ma quale cosetta?
CELENTANO. No…ma niente, una scemata. Ma non c’è bisogno di…
PUPO. No, ma parla chiaro! Quale cosetta?
CELENTANO. Ma…scusa…chi è?
[Entra Gianni Morandi]
CELENTANO. C’è un altro?
MORANDI. Cosa sta succedendo? Cosa sta succedendo?
MORANDI. Scusa: cosa sta succedendo?
CELENTANO. No, stavamo discutendo…tu sai che la Consulta ha bocciato i referendum, no?
MORANDI. Eh sì, non è stata una cosa molto bella.
CELENTANO. Vedi che lo dice anche lui?
PUPO. Questa è una novità: ma da quando in qua sei diventato un paladino delle battaglie perse della sinistra?
MORANDI. Ma quale paladino?
PUPO. E allora sentiamo: perché la Consulta avrebbe sbagliato?
MORANDI. Be’, bocciando i referendum ha tolto la parola…Non si possono buttare nel cestino un milione, non si possono buttare nel cestino un milione e duecentomila firme. Se pensi che ne bastano cinquecentomila per dare la parola al popolo, figurati che errore che ha fatto la Consulta a buttare via un milione e duecentomila firme.
PUPO. E non pensi, invece, che l’errore grosso come una casa lo stai facendo tu? Informati prima di parlare!
CELENTANO. No, no…scusa un attimo. No, io volevo parlare, perché prima tu hai detto…come si chiama il Direttore della Rai, il Direttore Generale?
MORANDI. Lei.
CELENTANO. Chi?
MORANDI. Come “chi”?
CELENTANO. No, dico…il Direttore Generale, come si chiama?
MORANDI. Si chiama Lei.
CELENTANO. Ah, si chiama Lei. Ah, proprio così. Be’, originale però. No perché…eh, ma io ho capito perché. Perché lei vuole mantenere le distanze. Hai visto anche con Michele Santoro l’ha distanziato mica male.
MORANDI. Be’ sì, anche lì non è stata una cosa molto bella eh?
CELENTANO. Però tu adesso stai insinuando: non dirai mica che la Rai censura.
MORANDI. No, no, io… scusa, ho avuto uno “sbandamento”. Ho avuto uno “sbandamento”. Cosa volevi dal Direttore Generale?
CELENTANO. Volevo dire, aspetta che bevo un po’ d’acqua perché qui c’è l’aria secca. No, volevo dire: in che camera alloggia il Direttore Generale?
MORANDI. Mah, di solito in quella di centro.
CELENTANO. Ecco, no, volevo dire che quelle cose che ha detto lui sulla Consulta, io non c’entro niente eh? Sono cose che ha detto lui.
MORANDI. Sì, sì è vero: le ha scritte lui ma le ho dette io.
PUPO. Ma piantatela di fare gli ipocriti. Ma non vi vergognate?
CELENTANO e MORANDI ALL’UNISONO. Di che cosa?
PUPO. E che ne so io di che cosa? Voi siete capaci solo di criticare, venite qui e fate il vostro “teatrino”. Ma informatevi prima di parlare, informatevi prima di parlare. Lo sapete, siete due ignoranti che a malapena riuscite a emettere qualche nota nel campo musicale. Ah ah…la Consulta…il popolo sovrano…ma chi ve l’ha dette queste cose?
MORANDI. No, ma guarda che tu allora non hai capito.
PUPO. No, capite sempre tutto voi, capite.
MORANDI. No, tu sottovaluti la parola “sovrano”, che significa al di sopra di tutto, il più alto. Come fai a non capire?
CELENTANO. No eh be’, scusa: lui non può capire.
CELENTANO. Scusa, quanto sei alto?
PUPO. Come?
CELENTANO. Quanto sei alto tu?
PUPO. Un metro e dieci.
MORANDI. Eh… effettivamente è un po’ poco eh?
PUPO. Un po’ poco? Un po’ poco? Comunque sono alto quanto basta per non essere ipocrita come siete voi. La Consulta non poteva fare altrimenti, in quanto la cosa si poteva risolvere solo in Parlamento. Anche nel ’95, quando ci fu il referendum per la privatizzazione della Rai, anche in quel caso più del 50 per cento votarono a favore. Ma anche lì dovettero per forza cestinare tutto. Perché se la Rai fosse stata privatizzata e il “popolo sovrano”, come voi lo chiamate, se avesse avuto ragione questa sera probabilmente voi due non eravate qua a sparare le vostre cazzate, carissimi “amici”, i sapientoni del nulla, voi che vi credete dei giganti.
CELENTANO. Non si tratta di essere dei giganti. È che a noi ci dispiace di vederti così.
PUPO. Ma “di vederti così” come?
CELENTANO. Così come sei tu.
MORANDI. Ecco vedi perché diciamo che la Consulta ha sbagliato? Perché tu potresti essere moralmente più alto.
CELENTANO. E anche meno basso.
PAPALEO. C’è un errore.
CELENTANO. Chi?
PAPALEO. Non è alto un metro e dieci lui.
CELENTANO. È più piccolo?
PAPALEO. No. Il Pupo è alto un metro e 65. Quindi, se la Consulta non avesse bocciato il referendum, sarebbe alto quasi quanto voi.
MORANDI. L’altezza, la bassezza fisica, grasso, magro, biondo, con gli occhi azzurri: tutte cose che contano fino a un certo punto. Ciò che conta veramente, invece, è essere alti dentro. Solo così è possibile arrivare intatti e senza macchia a quel traguardo di cui parlava Adriano, che se non altro, poiché nessuno è perfetto, tagliare quel traguardo con meno macchie possibili. Perché, come dice Adriano, quello che stiamo vivendo adesso, di vita, praticamente è uno scherzo.
CELENTANO. E che la vita è uno scherzo basta guardare cosa succede nel mondo. C’è l’aria secca qua. Ma questa, di vita, è soltanto la prima…non la prima, una fermata. La prossima approderemo in un mondo che neanche lontanamente possiamo immaginare quanto è meraviglioso. Lì non ci saranno distinzioni di popoli: neri, bianchi; saremo tutti uguali. Eternamente giovani e belli, in compagnia di cristiani e musulmani, mentre ballano il tango della felicità, in un abbraccio d’amore senza fine. Certo, non mancherà il giudizio di Dio. Ci sarà qualcuno che, prima di entrare in Paradiso, avrà bisogno di una spolveratina. È per questo che è venuto al mondo Gesù: per metterci in guardia contro la polvere. Quella polvere che oscura l’anima, fino ad uccidere i propri simili e a rendere gli Stati assassini. Alla stregua di quei criminali che loro vogliono giustiziare con la pena di morte.
CELENTANO. Ma soprattutto è venuto al mondo per dimostrarci che la morte non esiste. Non esiste per i buoni e non esiste neanche per i cattivi che, di fronte alla vergogna che proverebbero in quel dato giorno davanti a Dio, forse preferirebbero morire. Ed è per questo che poi ha cominciato a fare i miracoli, pur sapendo che non sarebbero bastati perché avremmo detto: è un mago, è uno stregone. E allora lui cosa ha fatto? Ha fatto una cosa che nessun mago, nessuno stregone, potrà mai fare: è risorto. E per farlo ha dovuto morire e subendo il più straziante dei martiri. La morte è soltanto un ultimo gradino prima del grande inizio. Ed è per questo che noi…ed è su questo inizio che noi dobbiamo concentrare i nostri pensieri. E invece cosa facciamo? Stiamo qui ad affannarci su quel titolo, su quanto potrà fruttarci in Borsa; a litigare uno con l’altro; a prendercela per ogni piccola cosa. Ci rattristiamo se un deficiente come Aldo Grasso scrive delle idiozie sul Corriere della Sera. Cadiamo subito in depressione di fronte alla prima ruga. E invece dovremmo avere il coraggio di non tingerci i capelli. Io non so se voi vi rendete conto, ma per quanto lunga possa essere la vita sulla terra, diciamo anche due, trecento anni, che cosa sono? Niente. Io mi ricordo quand’ero giovane, ero forte, pieno di…adesso non mi ricordo più di che cosa ero pieno, però ero pieno di vita, di idee; non facevo in tempo a pensarla una cosa che l’avevo già pensata. Mi ricordo quando ero…voi forse non ci crederete, io mi ricordo che avevo pochi mesi di vita, mi pare quattro-cinque mesi, facevo già la quinta elementare e mi appoggiavo da solo sui braccioli di una sedia. A cinque mesi: vi rendete conto che forza che avevo? La vita è un lampo. Sei nel pieno della giovinezza e, quando meno te lo aspetti, non fai a tempo a guardarti allo specchio, che hai già più di 90 anni. Ecco perché si dice che il Regno dei Cieli è vicino.
CELENTANO. La Merkel e Sarkozy impongono al governo greco l’acquisto delle loro armi. Se volete gli aiuti e rimanere nell’euro, hanno detto, dovete comprare i nostri carri armati e le nostre belle navi da guerra, imponendo così tagli e sacrifici agli straziati cittadini greci. Questo è ciò che diceva il Corriere della Sera di ieri a pagina 5. Ma già l’estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l’acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. È questa l’Europa che vogliamo, cinica e armata fino ai denti?

                                                                                                                                                                          A. Celentano

 

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