La Chiesa è mia e me la gestisco io

Matteo Bordone ha pubblicato stamattina un post molto risentito per lamentare le presunte ingerenze di cui la Chiesa Cattolica sarebbe costantemente protagonista in tutta una serie di tematiche che – a suo dire – non dovrebbero riguardarla e che avrebbero come comune filo conduttore il fatto di riguardare, a vario titolo, la “gestione” che, del proprio corpo, ogni essere umano compie.

La tesi di fondo, in buona sostanza, è: il corpo e le questioni ad esso connesse sono argomenti su cui i preti non si devono esprimere e sui quali, anzi, la devono smettere di speculare nella loro attività di proselitismo.

Il pensiero espresso da Matteo, oltre a trovarci del tutto in disaccordo nel merito e negli argomenti, ci permette di dire un paio di cose circa le “opinioni” della Chiesa e la curiosa concezione di stato laico che hanno molti dei nostri concittadini – e probabilmente anche molti dei nostri lettori.

Prima di farlo è necessaria una premessa:

quanto si sta per esprimere muove esclusivamente da considerazioni di tipo logico ed è scevro da qualsiasi influenza di carattere ideologico.

Non ci interessa, qui, il merito del pensiero cattolico, non è questo il punto, ed anzi, al contrario, vi preghiamo di volervi astrarre il più possibile, a vostra volta, nel cercare di comprendere quanto si sta per dire.

Ogniqualvolta nel nostro Paese sono affrontate questioni – nei dibattiti pubblici, in occasione delle promulgazione di legislazioni – che hanno ad oggetto temi che, in qualche maniera, possono riguardare la coscienza di ogni individuo e sui quali la Chiesa si esprime, assistiamo ad una accesa polemica riguardo alla presunta intollerabile interferenza che quest’ultima opererebbe insistentemente sulle vicende della nostra vita politica (in senso lato).

Vi è un errore di fondo, a nostro avviso, in questo tipo di considerazioni.

L’errore consiste nel formulare un’errata sovrapposizione tra ciò che la Chiesa esprime, afferma, auspica, sostiene, quanto di questo è accolto, fatto proprio, a sua volta sostenuto da chi rappresenta i cittadini nelle istituzioni e, ancora, quanto di questo è condiviso dai cittadini che questi rappresentanti hanno nominato.

Il rapporto è triangolare: abbiamo la Chiesa con la sua dottrina, degli individui che la ascoltano (e che possono condividere o meno quanto da questa affermato) e dei rappresentati di questi ultimi (e da questi ultimi nominati).

Ora, se gli individui concordano o accolgono a vario titolo quanto affermato dalla Chiesa è probabile che cercheranno di fare in modo che chi li rappresenta sia portatore di questo stesso pensiero. Addirittura, probabilmente, questo passaggio avverrà in maniera involontaria: verrà scelto a rappresentarli qualcuno che sia parte di quella stessa comunità e che quindi condividerà in partenza i valori che questa comunità esprime.

Quando la Chiesa afferma di essere contraria all’aborto e i parlamentari cattolici si dicono d’accordo, non abbiamo un’ingerenza della Chiesa nella vita pubblica: abbiamo un soggetto, che rappresenta una porzione di cittadinanza, che condivide il pensiero della Chiesa, e che, in quanto tale, si fa portatore dei valori che la prima vuole porre a fondamento della società che essa costituisce.

Non è la Chiesa a decidere per qualcuno, non è la Chiesa ad imporre qualcosa. La Chiesa fa il suo mestiere, dice ciò che “pensa”. Dopodiché abbiamo delle persone che concordano con questo pensiero e che cercano qualcuno che se ne faccia portatore.

A questo punto, solitamente, viene mossa un’obiezione:

«Ok ma in questo modo la Chiesa decide anche della mia vita: se io voglio sposarmi con un individuo del mio stesso sesso non lo posso fare, se io voglio concepire un figlio con tecniche di inseminazione artificiale che in Italia non sono lecite, non lo posso fare.».

A decidere della vita di tutti è la maggioranza.

Se la maggioranza degli individui di un paese condivide un determinato tipo di idee, purtroppo per chi non è in accordo con questa, le stesse idee verranno “imposte” anche senza il suo consenso.

Il concetto di libertà, di libertarietà non può essere inteso come sovrainsieme del concetto di democrazia.

Ne è, al contrario, l’esatta negazione.

Scelte legislative più liberali – sui temi sopra menzionati, ad esempio – possono consentire a più soggetti di esprimere la propria individualità ma ciò non può essere un argomento sufficiente ad impedire alla maggioranza di decidere di auto-limitarsi, o comunque di imporsi determinate regole di condotta.

Il fatto che lo stato in cui viviamo sia uno stato laico, significa che ogni forma di pensiero, ogni filosofia, ogni religione deve essere messa in grado di poter esprimere il proprio pensiero nella stessa maniera e senza preclusioni di sorta.

Non significa che nessuno di questi soggetti ha diritto di esprimere le proprie “opinioni”!

C’è una violenza intollerabile nel pensiero di chi pretende che la Chiesa, o chi per essa, non debba o non possa più esprimersi su qualsiasi argomento che l’attualità e la vita comunitaria del nostro Paese – per quanto ci riguarda direttamente – possa porre all’attenzione di tutti.

Se il metodo democratico non piace, di questo, se mai, si può discutere!

Qualcuno, in passato, ha avuto modo di definirlo “tirannia della maggioranza”.

Purtroppo, ad oggi, è il sistema di gestione della vita di comunità più efficiente che sia stato escogitato.

Se qualcuno ha un’idea migliore si faccia avanti, ma eviti di prendersela con i preti.

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