Scatto Fisso Forgood 2011

Torna per il secondo anno consecutivo Scatto Fisso Forgood, l’iniziativa realizzata dagli amici di Biascagne Cicli per raccogliere proventi per la fondazione Città della Speranza, che si occupa di finanziare il centro di oncoematologia perdiatrica di Padova e, all’interno dello stesso, contribuire alla ricerca scientifica.

I ragazzi di Biascagne hanno allestito, proprio come l’anno scorso, un’ottima fixed – anche quest’anno su telaio vintage; quella che vedete nella foto – che dalla serata di ieri, sino al giorno 11 dicembre alle ore 21:00, sarà in vendita all’asta su e-bay.

L’anno scorso la bici è stata portata via per 825 Euro. Roba da sottocosto.

Proprio per questo, ci preme ricordarvi quanto sia importante che l’asta non sia oggetto delle consuete strategie utilizzate per acaparrarsi gli oggetti in vendita al prezzo più basso possibile.

In altre parole: offrite realmente quanto potete permettervi, ma non aspettate le 20:59 dell’ultimo giorno per fare la vostra puntata. L’obbiettivo è aiutare non risparmiare.

Per altre info e tante foto particolareggiate potete fare riferimento al sito di Biascagne, proprio qui.

L’asta invece la trovate qui.

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Unicat EX70-HDQ / MAN TGA 6 x 6 – CAMPER stocazzo

E’ un po’ di tempo che non parliamo di stronzate, di quelle vere.

Unicat ci permette di farlo di nuovo grazie al suo EX70-HDQ / MAN TGA 6 x 6.

Sei ruote motrici, 480 cavalli, 20.900 kg, lungo 9513 mm, largo 2480 e alto 3990 mm.

La sua cabina è più lunga del nostro soggiorno, con i suoi 6880 mm.

Trovate tutti i dati tecnici qui mentre di seguito lo potete vedere in azione.

Noi ne vogliamo uno per fare serata.

Compra arte per amare il Giappone

Pur se con qualche settimana di ritardo, ci teniamo a segnalarvi i lavori di alcuni designer e artisti che hanno deciso di mettere il proprio talento a servizio della causa umanitaria per tentare di portare qualche aiuto al disastrato Giappone.

Nonostante di iniziative analoghe si sia già parlato altrove in rete, vogliamo sottolineare che i lavori riportati sono tutti realizzati al fine di essere venduti direttamente al pubblico – mettendo il ricavato a disposizione di varie associazioni, prima fra tutte la Croce Rossa – , contrariamente ad altro materiale, che, invece, pur avendo goduto di analoga visibilità, è rimasto puro concept, atto, nelle dichiarazioni dei suoi creatori, a fornire un mero supporto “pubblicitario” alle altre iniziative già in corso e alle raccolte di fondi attuate dalle diverse organizzazioni impegnate al riguardo.

Queste ultime produzioni, infatti, in molti casi, ci hanno dato nettamente l’impressione di essere state realizzate soltanto per dare un po’ di visibilità alle agenzie e ai designer che li hanno proposti, piuttosto che per un reale fine solidaristico – capita quando cliccando su di un poster riguardante una re-interpretazione della bandiera giapponese ci si ritrova d’innanzi un portfolio contentente decine di lavori prodotti per le più disparate case ma nessuna informazione su come acquistare proprio quel poster (che si presumeva fosse in vendita per scopi benefici) – , e pare non sia successo solo a noi.

Analogamente, abbiamo escluso tutte quelle creazioni che invitavano unicamente alla donazione di 10 $ attraverso l’invio di un sms al numero della Croce Rossa internazionale, essendo, quel numero, non contattabile dall’Italia.

Di seguito, dunque, i lavori così rimasti.

Cliccando su di ognuna delle  immagini avrete direttamente accesso al sito o alla pagina attraverso la quale acquistarli, donando il corrispettivo prezzo in beneficenza.

Un Paese più agile con NWTF

Quello che vedete qui sopra è un nuovo tipo di presa elettrica.

La sua particolarità è quella di contenere al suo interno un caricabatterie per cellulari.

E’ stata brevettata da due ragazzi italiani, Massimo Garzulino e Danilo Spanò, entrambi studenti a Pavia, rispettivamente presso la facoltà di Giurisprudenza e di Business Management.

Grazie ad un accordo sottoscritto da tutti i più grandi produttori di telefonia mobile (uniti nell’associazione DigitalEurope), infatti, dal prossimo anno, tutti i telefoni cellulari in vendita sul territorio dell’Unione Europea saranno dotati di una uguale presa per la ricarica (micro usb) così da permettere una totale interscambiabilità dei caricabatterie ed il riutilizzo, nel caso di acquisto di un nuovo telefono, di quelli già in proprio possesso.

Massimo e Danilo hanno così pensato che, d’ora in poi, potrebbe essere davvero utile munire le prese di corrente di un cavo conforme allo standard, così da eliminare anche la necessità di portarsi appresso, ogni volta, il proprio caricatore.

Per altro, il modello brevettato è munito di un temporizzatore, uno strumento che permette di interrompere l’erogazione di energia ogni dato intervallo di tempo, così da evitare che continui ad esserne erogata anche a terminale carico.

Insomma, un’invenzione semplice, molto intelligente e di facile produzione.

Un’ottima idea.

Ciononostante, Massimo e Danilo hanno testimoniato le difficoltà incontrate, in Italia, nel riuscire a proporre la loro idea – si badi, soltanto proporre – ai produttori di apparecchiature per la domotica, tanto da essersi convinti di avere maggiori chance di successo commerciale rivolgendosi a mercati esteri.

Siamo venuti a conoscenza di questa storia grazie a Wired e ve ne parliamo per un ben preciso motivo: vogliamo contribuire, per quanto possibile nel nostro piccolo, a far si che, anche nel nostro Paese, idee come questa, le idee in generale, possano essere realizzate e possano produrre ricchezza, per tutti.

Si tratta di un problema culturale, di un atteggiamento comune che, come un muro, impedisce alla nostra società di esprimere tutte le potenzialità che possiede.

Per questo pensiamo sia importante parlarne.

Perché nonostante molti si scontrino quotidianamente con questioni di questo tipo, è assolutamente radicata, nel nostro tessuto sociale, l’idea che problemi come quelli incontrati da Massimo e Danilo siano semplicemente irrisolvibili.

E questo atteggiamento – sembra banale dirlo – è la prima e più responsabile causa del fatto che per decenni, effettivamente, non si sia riusciti a fare alcun passo avanti in questo senso.

E’ necessaria un’opera educativa, uno stillicidio continuo che riesca ad insinuare nelle menti di tutti la convinzione che vivere in un Paese migliore è possibile, basta volerlo.

Cambiare vuol dire muoversi, divenire più agili. Si tratta di una qualità che si acquisisce col tempo, con l’esercizio, con l’impegno.

La rete è ciò che sta avviando questo volano.

La sua capacità di diffondere informazioni permette, oggi, un livello di trasparenza tale da farci pensare che in un futuro prossimo le idee migliori non potranno non essere ritenute tali – da invenzioni come questa, alla politica, alla scienza, a qualunque ambito del sapere e del conoscere.

E questa consapevolezza sta lentamente, ma inesorabilmente, diffondendosi tra la gente.

Altri processi educativi sono già avvenuti nel nostro Paese e sono tuttora in corso, quasi senza che ce ne si sia resi conto. La costruzione di una comune “coscienza ecologica” è un esempio eclatante di cosa possa fare un’attività volta all’educazione, se ben congeniata e ostinatamente portata avanti: negli anni novanta, la raccolta differenziata era un hobby per estremisti verdi fricchettoni. Vent’anni dopo, abbiamo un nodo allo stomaco quando siamo costretti a gettare una lattina nell’indifferenziato. E stiamo parlando di cambiamenti vissuti sulla nostra pelle, non stiamo parlando di chissà quante vite. Certo c’è ancora del lavoro da fare ma ormai il circolo virtuoso è avviato ed è in grado di trasmettere il proprio modello positivo in maniera quasi autonoma.

Altri mali sono ben più difficili da curare: la mafia, le mafie, sono ancora sotto i nostri occhi, tenaci nel mantenersi radicate al tessuto sociale.

Ma anche con riguardo a queste tematiche, è innegabile che oggi si vedano risultati, si assista a fenomeni di contrasto semplicemente inimmaginabili vent’anni fa. Manifestazioni, dissensi, una continua attenzione su problematiche di cui, anche solo negli anni ottanta, semplicemente non si poteva accendere alcun riflettore.

Innovare il nostro Paese è la missione di una generazione. Bisogna farlo a partire dalla testa dei suoi concittadini, allevandone una classe libera e aperta al nuovo. E proprio come si trattasse di un virus, anche NWTF vuole contribuire al suo contagio, vuole trasmettervi un pezzettino di questa consapevolezza, farvi sapere che la convinzione di poter creare un Paese “funzionante” è la nostra, e vogliamo sia anche la vostra.

Rolls Royce 102 EX Phantom Experimental Electric – Luxury goes green

Esiste un modo per svecchiare tutto d’un botto l’immagine della casa automobilistica più legata alla tradizione che vi sia al mondo?

Esiste.

E stiamo parlando di un marchio – Rolls Royce – nell’immaginario collettivo automaticamente associato ai reali d’Inghilterra. Cioè tu pensi Rolls e ti viene in mente la regina Elisabetta (tipo la vecchiaa).

OK, esiste: proporre al pubblico una versione del modello più rappresentativo in produzione dotata di motore elettrico.

Buttarla lì e vedere l’effetto che fa.

Del tipo: ma se la facessimo elettrica? Figata.

Perchè quello che più importa in questo momento è convincere la gente che un futuro in cui nessuna auto consuma più benzina è un futuro effettivamente possibile. E’ fondamentale riuscire a prendere a spallate le convinzioni che due o tre generazioni hanno sedimentato nella loro coscienza di consumatori.

Si possono fare auto elettriche e non deve trattarsi per forza di affari grandi come una scatola di tonno in grado di percorrere al massimo poche decine di chilometri.

Si possno fare auto elettriche fighe, lussuose, performanti.

E più la domanda di questo tipo di vetture è destinata a salire, maggiori saranno gli investimenti che le case produttrici compiranno per rendere questi prodotti energicamente efficienti e per abbatterne i costi di produzione su larga scala.

La Rolls 102 EX – e qui ci rivolgiamo ai nerd – monta delle batterie in grado di fornire un contributo energetico pari 71kWh, circa tre volte quello che è in grado di fare la Nissan Leaf – uno dei più recenti modelli elettrici presentati, accreditato del ruolo di futuro best seller.

Il carrozzone è pure predisposto per la carica ad induzione – un analogo sistema di ricarica è stato presentato al CES per la Tesla Roadster.

Questo significa che in un futuro mondo perfetto, per ricaricare la vostra Rolls, oltre alla classica intramontabile spina, potrete alternativamente (semplicemente) parcheggiare la vettura sopra ad un apposito conduttore (una sorta di piastra, per intendersi), che appunto per induzione la ricaricherà senza l’ausilio di alcun accessorio esterno.

E anche questa cosa è una cosa megafighissima.

Perchè, diciamocelo, l’idea di attaccare alla presa di corrente la macchina ogni volta che la parcheggiate non è propriamente la cosa più pratica del mondo – ti fottono il cavo, la presa non funziona, magari piove, ce n’è sempre una.

Con la Phantom 102 EX potrete percorrere circa 200 Km – quello che basta per la vostra tradizionale sfilata in piazza con banda al seguito – ed accellerare da 0 a 60 miglia orarie in circa otto secondi.

Non male se pensate che questo affare pesa come quattro delle vostre Smart.

Nessuna anticipazione è trapelata sul possibile costo di questa vettura, tenendo per altro a mente che si tratta di una concept car della quale non è affatto detto si avvierà la produzione.

I ragazzi giù alla Rolls si chiedono se questa sia la strada giusta per il loro marchio.

Saranno lieti di sapere che qui a NWTF pensiamo proprio di si.

 

Critter Gitter – SUV stocazzo

Nell’eterna lotta a chi ce l’ha più lungo, l’automobile ha sempre giocato un ruolo determinante.

Se volete fregiarvi del titolo di Blackzilla motoristico della città in cui abitate – anzi dello stato in cui lo fate – Critter Gitter ha quello che fa per voi.

E’ il coso che vedete qui sopra e non ha l’aria di scherzare per un cazzo.

Costa 340,000 dollari,  è mosso da un ottimo V8 da 8.2 litri, pesa circa sei tonnellate (ovvero come 3 Bmw X5),  monta gomme da 64 pollici.

Vostra moglie sarà la donna più invidiata di tutte le elementari quando, a cavallo dei vostri nove eccitanti metri di lamiera, bloccherà il traffico per andare a prendere i bambini dopo il rientro.

Il sito di Critter Gitter attualmente non funziona.

Quando riprenderà ad andare troverete altre informazioni qui.


Bike Shelf by Chris Brigham

I negozi di biciclette sono quel genere di negozio in cui quando ci entri vorresti comprare tutto quello che c’è dentro.

A noi succede anche con le cartolerie ed i ferramenta.

Le bici sono una cazzo di figata, soprattutto quando sono nuove e lucenti e super costose.

Se volete ammirare la vostra bici anche quando guardate la tv, se abitate in un monolocale di 35 mq senza garage o se il garage ce l’avete ma ve l’hanno aperto già tre volte per vendere la vostra bici al mercatino di Sinigaglia, forse potrà farvi piacere l’idea di appenderla in soggiorno.

Si chiama Bike Shelf e l’ha disegnato Chris Brigham.

Il prezzo dipende dal legno che scegliete per la vostra maison: 300 dolla per il noce e 270 per il frassino.

Se solo le bici non fossero sporche, ne appenderemmo anche noi una in casa.

Officially Licensed 1966 Batmobile Replica by Fiberglass Freaks

Quando eravamo piccoli, la domenica mattina, su TMC davano il telfilm di Batman.

E non si trattava di una di quelle cose da checche che fanno adesso tipo Smallville.

No no, si trattava di una di quelle cose maschie davvero, fedeli allo spirito del fumetto e piene di “Sbang!” “Sbam!” “Whoom!”.

Si tarttava della mitica serie del 1966, un must della cultura popolare americana.

Talmente un mito che, oltre ad essere pluri-citata nei Simpson (eccovi spiegate tutte quelle gag, cari lettori nati negli anni novanta), c’è qualcuno là fuori che ha chiesto alla DC il permesso di costruire una fedelissima replica della Batmobile presente in quella serie.

Il team Fiberglass Freaks ha deciso che per affrontare la crisi di mezza età, nulla è meglio di una Batmobile con cui presentarsi al bar dopo il calcetto.

Oltre agli indubbi vantaggi a livello di immagine, nessuno si sognerebbe mai di rubare o di dare una multa alla MACCHINA DI BATMAN.

Il giocattolino costa 150’000 dollari, ma nessun Bruce Wayne che si rispetti ha mai questionato su cifre tanto ridicole.

(Useless) Wooden Toys – ApfelBrett Pro by THISMADE – Update: errata corrige

La figata della linea Pro dei portatili Apple, oltre alle prestazioni superiori, è l’infinita libidine che dà l’avere a disposizione una macchina costruita coi migliori materiali e con le migliori tecniche che il mercato mette a dispoizione.

Nell’attesa che il titanio raggiunga una diffusione tale da farne precipitare i costi [bau, nda], l’alluminio è la soluzione migliore che voi possiate pretendere per il case del vostro laptop: non si graffia, è resistente, è rigido e raffredda che è una meraviglia.

Se in più la carrozzeria del vosto computer è fatta in un unico pezzo con dei macchinari al laser super fichi – proprio come l’unibody di mamma Apple – allora il vostro portatile è una fottuta mercedes dei portatili.

I ragazzi di THISMADE devono essere come quei figli di papà che si vestono come degli straccioni e poi dicono di fare l’amore e di non fare la guerra.

Infatti, invece di ostentare la loro opulenza informatica con le loro carrozzerie chiccosissime, hanno pensato di realizzare dei case per i loro Mac Book in legno.

La linea si chiama ApfelBrett Pro.

Il legno si graffia, si scheggia, non può essere bagnato, isola (e dunque non raffredda) e prende fuoco.

L’ideale per proteggere un computer.

Disponibili nelle versioni 13, 15 e 17 pollici, costano 78, 87 e 96 franchi svizzeri, oltre alle spese di spedizione.

Li trovate qui a partire dal prossimo novembre.

Update:

Grazie a Barbara (la potete leggere nei commenti) abbiamo scoperto di avere preso una cantonata.

Non sono case ma taglieri in melo.

Siccome noi siamo dei ragazzi perfetti, siamo anche umili e riconosciamo i nostri errori ed anzi ringraziamo chi ci rimbecca: grazie Barbara!

Purtroppo ora saremo costretti a sopprimere delle vite: quella di Barbara e quella di chi ha pubblicato l’informazione distrota da cui abbiamo attinto.

Effetti collaterali.

Nike’s Marty McFly auto-lacing sneakers patent


Il problema della nostra generazione è che è cresciuto credendo che un giorno i vestiti avrebbero parlato e gli skateboard sarebbero stati in grado di volare.

Ecco perchè periodicamente capita di imbattersi in tentativi più o meno assurdi di riproduzione su larga scala di qualcuno dei fantastici aggeggi apparsi in uno degli episodi di Back to the Future.

Un’idea del genere deve aver colpito come un fulmine a ciel sereno i ragazzi del reparto R&D di Nike, quando, sporchi di pop-corn e gelato al caramello,  si sono accidentalmente imbattuti in questo video:

Ecco perchè, nello scorso mese di novembre, è stato depositato il brevetto che vedete qui sopra e di cui soltanto in questi giorni è trapelata l’esistenza.

Là fuori c’è una generazione di cinquantenni che chiede a gran voce il teletrasporto dagli anni ’60 e tutto questo è davvero ingiusto.