Let’s go outside – “Wrestling”: Bruce Weber per Abercrombie & Fitch

Amiche teenager di NWTF abbiamo una pessima notizia.

Ma dovete stare tranquille: è un fatto generazionale, capita praticamente a tutte almeno una volta nella vita.

La bazza è questa: Bruce Weber ha deciso di prendere a picconate le vostre fantasie sui ragazzi di Abercrombie and Fitch – quelli del negozio, giù a Milano, dove ti spruzzano il profumo.

Sì, insomma, come a molte prima di voi è capitato – con un elenco che parte da George Michael e dalle sue sculettanti chiappe, per arrivare alle rette parallele di Mariana origine e di cui il Poeta parla – le fantasie erotiche che da mesi vi portano a cliccare con generosità queste pagine, potrebbero deviare inevitabilmente, a partire da oggi, verso una desolante quanto poco eccitante destinazione:

ricchiaggine.

Ebbene sì, i ragazzi di Abercrombie non solo fanno wrestling sollevandosi per il cavallo, ma si baciano pure sotto la doccia.

E noi che ve lo diciamo a fare che l’uomo c’ha da puzzà?

La saggezza popolare ha sempre un fondamento di verità, è arcinoto.

Tornate dai vostri pretendenti sovrappeso, brufolosi, in fissa con PES e con youporn: sono veri maschi e un giorno vi sapranno dare un sacco di soddisfazioni.

Stasera quando tornate a casa, date loro una carezza: ditegli che è la carezza di NWTF.

Le misure cautelari

E’ da qualche tempo che ci frulla in mente l’idea di scrivere due righe sulla fondamentale distinzione tra misure cautelari, da un lato, e pena, inflitta a seguito di condanna, dall’altro.

Con sempre maggior frequenza, infatti, ci capita – in questo periodo – di assistere a generalizzate manifestazioni di sconcerto per la mancata carcerazione di soggetti a vario titolo coinvolti nei più disparati reati senza che, tuttavia, queste persone siano ancora state condannate ad alcuna pena.

Addirittura, nella giornata di ieri (con una coda di polemiche destinata a non placarsi), profondo sconcerto è stato causato da una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, con la quale la stessa ha re-inviato al Tribunale del riesame, un fascicolo relativo ad un procedimento in corso per un reato di violenza sessuale di gruppo, in riferimento al quale erano state assunte delle misure cautelari nei confronti di uno o più imputati, affinché lo stesso Tribunale compia una valutazione (costituzionalmente orientata) dell’applicabilità delle misure cautelari, ai sensi dell’articolo 275 del codice di procedura penale (riguardante i criteri di scelta delle misure cautelari), considerando l’intervenuta pronuncia – con sentenza n. 265/2010 – della Corte Costituzionale, con la quale questa ha dichiarato, lo stesso articolo 275 c.p.p., incostituzionale nella parte in cui prevedeva che, fra gli altri, anche per i reati di violenza sessuale fosse “obbligatoria” la scelta della custodia cautelare in carcere, salvo non fossero acquisiti elementi dai quali risultassero non sussistenti esigenze cautelari tout court.

Chiaro?

Fate un respiro.

L’articolo 275 c.p.p., riguardante proprio i criteri di scelta delle misure cautelari, era stato modificato nel 2009 – sull’onda emotiva causata dall’indignazione per un caso di stupro particolarmente crudele, avvenuto a Roma, nello stesso anno –, nel senso che, tranne nel caso in cui non fosse proprio necessario provvedere all’applicazione di misure cautelari, ove ciò si rendesse indispensabile, l’unica misura applicabile avrebbe dovuto essere la custodia cautelare in carcere.

Ora, siccome esistono vari tipi di misura cautelare, con varie gradazioni della costrizione cui l’indagato o l’imputato sono soggetti, il fatto che una tale obbligatorietà di scelta fosse imposta per questi reati è stato ritenuto, dalla Corte Costituzionale, non conforme ai principi di uguaglianza espressi nella carta dei diritti fondamentali.

Nel caso della sentenza di ieri, se abbiamo ben capito, un Tribunale del riesame aveva deciso senza tener conto di questa pronuncia e, a seguito del ricorso in Cassazione presentato dai difensori di uno o di parte dei soggetti coinvolti nel procedimento, è stato invitato dalla stessa Corte a riformulare il proprio giudizio tenendo conto anche della possibilità di provvedere con l’assegnazione di misure cautelari differenti dalla carcerazione.

Tanto (per amore di verità) premesso, il punto non cambia in una prospettiva meno particolare ed in riferimento ad altri casi di cronaca recente.

Giusto per citare un altro esempio: si pensi al caso Schettino.

Titoli a sette colonne per dire che Schettino è ai domiciliari, mentre Lele Mora è in carcere.

Osservazioni di questo tipo non meritano alcuna considerazione e, soprattutto, poggiano – nella migliore delle ipotesi, ove non vi sia cattiva fede – su una errata equiparazione: le misure cautelari, infatti, non sono un’anticipazione della pena!

Schettino non è colpevole, ad oggi. E’ – chiaramente – fortemente indiziato e, probabilmente, colpevole di vari reati, ma non è, oggi, colpevole.

Non si può esigere che sia privato della propria libertà, per questo.

La carcerazione preventiva deve essere sempre l’extrema ratio, cui i giudici siano necessariamente costretti, onde evitare che il soggetto indagato o imputato dia seguito ad una reiterazione del reato, scappi alla giustizia o comprometta il materiale probatorio che può essere rinvenuto a suo carico.

Ma ove sussistano misure ugualmente idonee a prevenire il compimento – ad esempio – di una soltanto di queste illecite attività, ebbene dovrà necessariamente essere scelta l’opzione meno gravosa per la libertà e l’integrità dei diritti della persona indagata o imputata.

Se a sussistere, per esempio, sia solo il pericolo di fuga, gli arresti domiciliari potranno essere una misura sufficiente.

Si potrà poi discutere, nel merito, ogni singola scelta, si potrà dibattere sull’efficienza della singola misura, sia nel caso concreto che in generale; ancora, si potrà polemizzare a lungo sulla lentezza della macchina giudiziaria italiana, in grado di non consegnare alla giustizia, nel minore tempo possibile, soggetti che soltanto a seguito di molti anni risultano effettivamente colpevoli.

Ma non può essere la misura cautelare in sé – presa o non presa, nelle varie gradazioni possibili – ad essere oggetto di un sindacato politico.

La sentenza della Corte di Cassazione di ieri non ha detto che per la violenza sessuale di gruppo non è più necessario il carcere, ha detto un’altra cosa.

E queste, che paiono sottigliezze, sono in verità differenze che pesano come macigni sulla testa di ogni cittadino.

La difesa dei diritti di una sola persona, oggi, è difesa dei diritti della collettività, è difesa dei diritti di un’altra persona, domani.

Conosciamo personalmente ragazzi (un paio, per carità) che, per scambi di persona o imprecise testimonianze, hanno trascorso qualche settimana in carcere, in attesa di giudizio, salvo poi essere scarcerate – uno di questi, senza neppure essere rinviato a giudizio! – perché neanche lontanamente coinvolte nelle vicende contestategli.

E credeteci, se fossero state considerate meglio le reali esigenze cautelari sussistenti nei loro casi, forse, queste persone avrebbero potuto evitarsi un’esperienza tanto sconvolgente quanto ingiusta.

Cercare di capire di cosa si stia parlando, approfondire, contestualizzare, è sempre importante.

Ma forse, per questioni come queste, lo è un po’ di più.

COLLABO – Repubblica per RCS

Martedì 11 ottobre, Repubblica e Corriere sulla stessa intervista rilasciata da Diana De Feo, sul settimanale A, in uscita domani

Giornalisti parlano di giornalisti che intervistano mogli di giornalisti.

Che finchè è il Corriere, uno lo capisce anche: anche A è edito da RCS.

Ma quando è Repubblica a farlo, uno si domanda chi sia lo sventurato a cui è venuto in mente di compiacere il proprio direttore scrivendo un pezzo del genere.

No perchè le markette tanto per è roba che manco Tafazi.

Poi dice che non assumono a tempo indeterminato.

La volontà popolare: BARABBA! BARABBA! BARABBA!

Silvio Berlusconi disperato d'innanzi alle urla della folla corrotta

Al termine dell’incontro tenutosi nel tardo pomeriggio di ieri presso il Quirinale, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, persuaso dalle argomentazioni leghiste in tema di sovranità popolare si è affacciato al balcone della sua residenza, accompaganto dal Premier Silvio Berlusconi, e rivolto alla folla radunatasi in attesa di conoscere gli esiti dell’incontro, ha richiesto alla stessa di esprimersi in merito al futuro del Rocco Siffredi dei G8:

L’uomo del Giappone – PESCeRISO

In questi giorni di drammatiche notizie, le più interessanti e commoventi descrizioni di ciò che realmente sta accadendo in Giappone arrivano da chi, lì, ci sta abitando e, con il grande terremoto, ci sta facendo i conti in queste ore.

Flavio abita a Tokyo dal 2004 e ha inaugurato da qualche mese un blog molto interessante che si chiama PESCeRISO.

Leggere delle sue sensazioni e della sua esperienza diretta ci permette di immedesimarci, e l’immedesimazione è il metodo con cui il nostro cervello comprende e apprende.

Capire cosa realmente stia accadendo è il minimo gesto dovuto da chiunque si reputi minimamente sensibile e PESCeRISO è in grado di aiutare a farlo.

Di seguito uno fra i tanti post delle ultime ore.

12 mar – La seconda notte

Sono andato a bere in una izakaya, stranamente aperta, con un amico. Le birre, il sashimi e gli yakitori mi hanno riportato per un po’ alla normalità, anche se la televisione trasmetteva nuove immagini dello tsunami di ieri, mentre il sonoro era coperto da brani enka. Che incongruenza surreale.

Tokyo sembra the dark side of the moon, non c’è gente per strada, non ci sono macchine, le strade sembrano tavoli da biliardo. Tutti hanno paura di prendere i treni, che adesso funzionano, ma sono vuoti. Tutti stanno a casa.

Oggi dalle 18.00 c’è il coprifuoco per i negozi, i supermercati e i grandi magazzini: bisogna risparmiare la corrente.
Anche le case private devono evitare sprechi e tutti usano poca luce. Tokyo è buia.
Nelle zone colpite dal disastro c’è poca corrente quindi tutto il resto del paese sta rinunciando alla luce che non sia strettamente necessaria.
Amo molto questo senso di responsabilità e di altruismo, e ormai non mi sorprende più, in questo paese.

PESCeRISO lo trovate qui.

Il plastico di Arcore

NWTF è l’unico organo di informazione di questo Paese in grado di mostrarvi la fedele ricostruzione di quanto avvenuto tra le berlusconiane mura domestiche, grazie a: il plastico di Arcore.

Nell’immagine sotto riportata potete osservare la ricostruzione dell’ingresso delle giovani concubine nella residenza del Satanasso.

Tra le loro fila anche un uomo, ignaro della punizione riservata agli infiltrati di sesso maschile, ed alcuni infanti: come ammesso dallo stesso B., alcune delle invitate sono madri di famiglia – e, minchia, ci dovevano dare da mangiare al figlio.

Divise in tavoli, le commensali dibattono dei grandi temi della vita mentre il nostro Presidente intona le sue litanie con il buon Apicella.

E’ solo il preludio ad un dopo cena scoppiettante.

Inizia la festa.

Le giovani donne si travestono pronte ad esibirsi in spericolate quanto allusive danze prima di essere scelte dal Vecchio.

I giochi di ruolo continuano nelle camere da letto, spesso con la partecipazione di più di una accompagnatrice contemporaneamente.

Si noti il desiderio di rivestire un ruolo dominante del Presidentissimo anche nelle circostanze più intime.

Fedele nella ricostruzione anche la presenza di modelle coloured.

Al termine della nottata, inevitabili sono i nefasti postumi dovuti alla devastante serata passata in compagnia dello Spiritato – che, lo ricordiamo per amore di cornaca, regge come un cavallo dopato nonostante un bypass e un’operazione alla prostata.

Si noti lo sconcerto negli occhi della Minetti, affaticata ed ancora scomposta (il seno ancora scoperto).

Rimanete sintonizzati su queste frequenze per gli sviluppi della vicenda.

It’s not porn if it’s in your brain #2 – Elisabetta Canalis su Corriere.it

Si parlava di donne.

Quella che vedete qui sopra è l’immagine scelta da Corriere.it per riportare, nella sua home, un breve servizio fotografico, e relativo trafiletto, sulla partecipazione di Elisabetta Canalis alla trasmissione Che tempo che fa, in onda ieri sera su Rai3.

Il bello è che ci hanno anche pensato su: nella prima mattinata l’immagine scelta era un’altra.

Nell’#1 parlavamo di un sedicente adolescente mormone alle prese con una dicotomia tra i suoi impulsi sessuali ed il suo credo religioso.

Se ha fatto una scuola di giornalismo potrebbe esserci posto per lui in redazione.

 

The X Factor Uk – eliminato Nicolò Festa

Giusto un paio di settimane fa vi abbiamo parlato di un ragazzo trevigiano salito agli onori della cronaca per essere stato ammesso all’edizione inglese di X Factor.

La sua partecipazione al programma ha avuto particolare risalto, dato che The X Factor Uk è ritenuta l’edizione più prestigiosa del format – e qualcosa ci dice che la concorrenza a Londra deve essere stata mica male.

Bene, sabato scorso, in occasione della prima puntata del programma (questi di sabato lo danno?bah), Nicolò è stato il primo eliminato dell’edizione 2010, dopo essersi esibito con Just Dance di Lady GaGa.

Lo ammettiamo: ci dispice che questo piccolo rappresentante della spocchia italica sia stato trebbiato nel peggiore dei modi al minuto zero di trasmissione.

Ma forse, dopo tutto, questa eliminazione potrebbe non essere così funesta per il suo futuro.

Insomma, gli ha permesso di avere una notevole visibilità eppure, al contempo, non lo obbligherà in un percorso prestabilito.

NWTF supporta Nicolò Festa.

Lo vogliamo di ritorno, in Italia, rock star e sbronzo come solo un veneto che ha vissuto a Londra può ridursi.

Nell’attesa, se non avete un cazzo da fare, lo potete seguire su twitter, proprio qui.

P.s.

Se state pensando che, conoscendoci, non dovremmo nutrire neanche un minimo interesse per una trasmissione come X Factor, non avete ancora capito con chi avete a che fare.

A noi l’Indie Snob ci fa una pippa: noi guardiamo X Factor, anche quello inglese, e lo diciamo a tutti.

Immagine del giorno – Respect#2

Questa foto è commovente nella sua bellezza.

Siamo senza parole.

Che gran figata il nostro parlamento, i ragazzi lì si che se la spassano.

Se vi state domandando il perchè del #2, qui trovate l’uno.