Frozen Planet

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Da un po’ manchiamo su questi schermi, lo ammettiamo.

D’altra parte, negli oltre due mesi di assenza che ci hanno separato – ovviamente trascorsi fra mete esotiche e cene di lusso – non molto ci pare sia accaduto nel mondo da meritare la nostra attenzione.

La situazione politica evidenzia sempre le stesse problematiche (leggi: QUALCUNO TROVI IL MODO DI ABBASSARE QUEL FOTTUTO SPREAD) e le pagine dei nostri quotidiani sono occupate sempre dagli stessi personaggi.

Anche Berlusconi sembra aver perso lo smalto dei giorni migliori: torna in politica, certo, ma lo fa con lo stesso entusiasmo con cui noi torniamo ogni dannato anno ad iscriverci in palestra – sulla nuova discesa in campo del Presidente e sulla conseguente sensazione di déjà vu, segnaliamo, per altro, la geniale ideazione dell’hashtag #ildecenniodellamarmotta.

Una delle cose migliori che ci è capitata in questo tempo, piuttosto, è stata scoprire l’esistenza della serie di documentari, firmati BBC, denominata Frozen Planet e di cui vedete un breve trailer proprio qui sopra.

Più diventiamo “grandi” e più siamo attratti dai documentari naturalistici.

Una considerazione interessante, che meriterebbe di essere approfondita, se solo non fossimo dannatamente pigri per avere la minima voglia di farlo davvero – soprattuto nel primo post dopo oltre due mesi di pacchia.

La natura spacca i culi e troppo spesso ci dimentichiamo di insegnarlo alle giovani generazioni.

Prossima vita col cazzo che siamo qui a scrivere blog e cazzate varie.

Gommone di Grean Peace ed attacco alle baleniere jappo, quella è la strada.

E a cena sushi per tutti.

Trovate la serie integrale di Frozen Planet qui e un episodio, con traduzione in lingua italiana, all’interno della puntata di Superquark del 5 luglio scorso, proprio qui.

Ipse dixit – Adriano Celentano @ Sanremo 2012

Due sono le cose che non siamo riusciti a non pensare continuamente, ieri sera, mentre guardavamo il Festival.

La prima è che Rocco Papaleo recitva in Classe di Ferro – e, per il vero, non riusciamo a non pensarlo ogni volta che lo vediamo (se ambite a diventare attori drammatici, prestate molta attenzione ai ruoli che accettate di interpretare all’inizio della vostra carriera).

La seconda è che se solo ci fosse stata la Gialappa’s, avremmo probabilmente assistitio alla putata inaugurale più divertente di tutte le edizioni del carrozzone sanremese.

O, forse, lo abbiamo fatto anche così?

CELENTANO. Avrò girato mille chiese, il Duomo di Milano, piazza San Pietro, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo. E morire se durante la predica si capisce qualcosa di quello che dice il prete. Non perché sbagliano a parlare: perché non sanno regolare l’audio negli altoparlanti. O sono troppo bassi oppure non ci sono abbastanza diffusori affinché la voce del prete si senta fino in fondo alle ultime file. Sembra quasi che i preti dicano: “Noi la predica l’abbiamo fatta, poi chi se ne frega se gli ultimi in fondo non sentono”. E sì che il Vangelo è stato chiaro: “Beati gli ultimi”, dice il Vangelo, “perché saranno i primi nel Regno dei Cieli”. Questo è un problema che c’era anche a Galbiate. Poi, a furia di martellare il parroco, finalmente un bel giorno si è deciso e ha cambiato l’impianto. Però se c’è una cosa che non sopporto e che mi innervosisce, non soltanto dei preti ma anche dei frati, è che nei loro argomenti, quando fanno la predica, o anche nei dibattiti in televisione, non parlano mai della cosa più importante, cioè del motivo per cui siamo nati. Quel motivo nel quale è insito il cammino verso il traguardo, quel traguardo che segna non la fine di un’esistenza, ma l’inizio di una nuova vita. Insomma, i preti, i frati non parlano mai del Paradiso. Perché? Quasi come a dare l’impressione che l’uomo sia nato soltanto per morire. Ma le cose non stanno così. Qual è la camera dove sono dentro i preti? Ah questa.
Le cose non stanno così. Noi non siamo nati per morire. Noi siamo nati per vivere. Voi preti siete obbligati a parlare del Paradiso, altrimenti la gente pensa che la vita sia quella che stiamo vivendo adesso. Ma che cazzo di vita è questa qua? Lo spread, l’economia, le guerre.
Giornali inutili come l’Avvenire, Famiglia Cristiana: andrebbero chiusi definitivamente. Si occupano di politica e delle beghe nel mondo, anziché parlare di Dio e dei suoi progetti e non hanno la più pallida idea di quanto invece può essere confortante per i malati leggere di ciò che Dio ci ha promesso. Senza contare, poi, i malati terminali, che anche se non lo dicono, loro sono consapevoli di ciò a cui stanno andando incontro. Ma loro no, Famiglia Cristiana e l’Avvenire non la pensano così. Per loro il discorso di Dio è…il discorso di Dio, per loro, occupa poco spazio: lo spazio delle loro testate ipocrite. Ipocrite come le critiche fanno a uno come Don Gallo, che ha dedicato la sua vita, ancora adesso, per aiutare gli ultimi.
E di ultimi ce ne sono tanti. Ci sono sulla torre della Stazione Centrale di Milano, ci sono degli operai che dall’8 dicembre stazionano lì, giorno e notte, al freddo e al gelo, per protestare contro la cancellazione dei vagoni letto. Non mi ricordo dove ho messo il bicchiere…eccolo qua.
Quei vagoni letto che collegavano il Nord al Sud, lasciando a casa ottocento persone addette ai servizi nei treni di notte. E questo, purtroppo, con il triste scopo di cancellare un’altra fetta del passato che costituisce le fondamenta della nostra identità. Montezemolo ha fatto bene a fare il treno veloce, quello che…bello, confortevole: è giusto. È giusto fare l’alta velocità. Però bisogna bilanciare la velocità con qualche cosa di lento. E allora io ti dico, Montezemolo, che adesso devi fare subito un treno lento, che magari si chiama Lumaca, dove ti fa vedere le bellezze dell’Italia, perché c’è gente che vuole andare lì.
Caspita, siete tutti lì in prima fila. State bene? Sono sicuro che lo farà.
[Entra Elisabetta Canalis]
CELENTANO. Come ti chiami?
CANALIS. Italia.
CELENTANO. Resta un po’ qui.
CANALIS. Non posso.
CELENTANO. Perché?
CANALIS. Le cose non vanno bene ed io sto perdendo la mia bellezza.
CELENTANO. Tornerai?
CANALIS. Sì, se gli italiani lo vorranno.
[Esce Elisabetta Canalis]
CELENTANO. La parola politica sembra aver perso ogni valore e le lettere che la compongono stanno cadendo a pezzi sulla testa di un popolo che ancora si illude di essere sovrano. Ma cosa significa sovrano? Il vocabolario lo spiega bene. Maitre!
[Entra Rocco Papaleo]
CELENTANO. Cosa dice il vocabolario?
PAPALEO. Non lo so.
CELENTANO. Tu non leggi mai il vocabolario eh?
PAPALEO. Non vorrei contraddirla, Immensità.
PAPALEO. Con tutto il rispetto, preferisco leggere il giornale, soprattutto dopo colazione. Ho provato a leggere il vocabolario ma…dice sempre le stesse cose. E alcune volte non si spiega neanche troppo bene. Per esempio, qualche giorno fa sono andato alla lettera “Governo Monti”.
PAPALEO. Governo…Governo Ladro…Governo Europeo…Governo Mondiale… Governo Monti eccolo qua. Dice: “Materiale di ottima resistenza, apparentemente indipendente, facile però all’ossido dei partiti”.
CELENTANO. E questo è quello che dice il vocabolario?
PAPALEO. Esattamente.
CELENTANO. E sulla parola “Sovrano”?
PAPALEO. No, lì si spiega molto bene. Sovrano…ecco qua. Sovrano: si dice di potere, dignità, diritto che non derivino da altra autorità, che non dipendano da altro potere. La Costituzione italiana sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita…
PAPALEO. Il vocabolario…
PAPALEO. Il vocabolario ringrazia. Posso concludere, Immensità?
PAPALEO. La Costituzione italiana sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita un potere pieno e indipendente.
CELENTANO. Questo è quello che dice il vocabolario. E noi sappiamo che, perché il popolo possa esercitare il suo potere incontrastato, bastano cinquecentomila firme.
PAPALEO. Cinquecentomila.
CELENTANO. Ma i promotori del referendum, Antonio Di Pietro, Parisi e Segni come al solito hanno esagerato e ne hanno raccolte un milione e duecentomila.
PAPALEO. Un milione e duecentomila.
CELENTANO. Che la Consulta non ha esitato a buttare nel cestino.
PAPALEO. Nel cestino, nel cestino, nel cestino.
CELENTANO. Per cui c’è qualcosa che non va. O la Consulta sbaglia, o se no bisogna cambiare il vocabolario. Io una bella mattina esco di casa convinto di essere… ah no, perché altrimenti bisogna cambiare il vocabolario perché altrimenti non si sa quando siamo sovrani e quando no. Una bella mattina io mi alzo, esco di casa contento…convinto di essere sovrano, di essere al di sopra di tutti, il più alto, perché questo vuol dire “sovrano” e magari incontro Pupo e mi dice: “Ue’ guarda che tu non sei nessuno eh?”.
[Entra Pupo, dalla platea]
PUPO. Ma cosa stai dicendo? Ma cosa stai dicendo?
CELENTANO. Ue’. Cosa hai detto?
CELENTANO. Non ho capito. Come stai?
PUPO. Comunque stasera hai detto una grande verità.
CELENTANO. Perché?
PUPO. Infatti è vero: tu non sei nessuno.
CELENTANO. Perché?
PUPO. Perché…sottovaluti quelli bassi.
PUPO. Non sottovalutare quelli bassi.
CELENTANO. E chi lo sottovaluta? E poi non esistono quelli bassi o quelli alti: esistono quelli giusti o quelli sbagliati.
PUPO. Ma certo! Tu hai la verità in tasca. Certo, è normale. Dall’alto di quel palco ti puoi permettere di dire quello che vuoi. Senti, ma secondo te, io da che parte starei?
CELENTANO. No, tu per me sei praticamente normale.
PUPO. Cosa? Ma lo sentite? Ha detto “praticamente normale”.
CELENTANO. Be’ sì…c’è qualche cosetta ma…
PUPO. Ma quale cosetta?
CELENTANO. No…ma niente, una scemata. Ma non c’è bisogno di…
PUPO. No, ma parla chiaro! Quale cosetta?
CELENTANO. Ma…scusa…chi è?
[Entra Gianni Morandi]
CELENTANO. C’è un altro?
MORANDI. Cosa sta succedendo? Cosa sta succedendo?
MORANDI. Scusa: cosa sta succedendo?
CELENTANO. No, stavamo discutendo…tu sai che la Consulta ha bocciato i referendum, no?
MORANDI. Eh sì, non è stata una cosa molto bella.
CELENTANO. Vedi che lo dice anche lui?
PUPO. Questa è una novità: ma da quando in qua sei diventato un paladino delle battaglie perse della sinistra?
MORANDI. Ma quale paladino?
PUPO. E allora sentiamo: perché la Consulta avrebbe sbagliato?
MORANDI. Be’, bocciando i referendum ha tolto la parola…Non si possono buttare nel cestino un milione, non si possono buttare nel cestino un milione e duecentomila firme. Se pensi che ne bastano cinquecentomila per dare la parola al popolo, figurati che errore che ha fatto la Consulta a buttare via un milione e duecentomila firme.
PUPO. E non pensi, invece, che l’errore grosso come una casa lo stai facendo tu? Informati prima di parlare!
CELENTANO. No, no…scusa un attimo. No, io volevo parlare, perché prima tu hai detto…come si chiama il Direttore della Rai, il Direttore Generale?
MORANDI. Lei.
CELENTANO. Chi?
MORANDI. Come “chi”?
CELENTANO. No, dico…il Direttore Generale, come si chiama?
MORANDI. Si chiama Lei.
CELENTANO. Ah, si chiama Lei. Ah, proprio così. Be’, originale però. No perché…eh, ma io ho capito perché. Perché lei vuole mantenere le distanze. Hai visto anche con Michele Santoro l’ha distanziato mica male.
MORANDI. Be’ sì, anche lì non è stata una cosa molto bella eh?
CELENTANO. Però tu adesso stai insinuando: non dirai mica che la Rai censura.
MORANDI. No, no, io… scusa, ho avuto uno “sbandamento”. Ho avuto uno “sbandamento”. Cosa volevi dal Direttore Generale?
CELENTANO. Volevo dire, aspetta che bevo un po’ d’acqua perché qui c’è l’aria secca. No, volevo dire: in che camera alloggia il Direttore Generale?
MORANDI. Mah, di solito in quella di centro.
CELENTANO. Ecco, no, volevo dire che quelle cose che ha detto lui sulla Consulta, io non c’entro niente eh? Sono cose che ha detto lui.
MORANDI. Sì, sì è vero: le ha scritte lui ma le ho dette io.
PUPO. Ma piantatela di fare gli ipocriti. Ma non vi vergognate?
CELENTANO e MORANDI ALL’UNISONO. Di che cosa?
PUPO. E che ne so io di che cosa? Voi siete capaci solo di criticare, venite qui e fate il vostro “teatrino”. Ma informatevi prima di parlare, informatevi prima di parlare. Lo sapete, siete due ignoranti che a malapena riuscite a emettere qualche nota nel campo musicale. Ah ah…la Consulta…il popolo sovrano…ma chi ve l’ha dette queste cose?
MORANDI. No, ma guarda che tu allora non hai capito.
PUPO. No, capite sempre tutto voi, capite.
MORANDI. No, tu sottovaluti la parola “sovrano”, che significa al di sopra di tutto, il più alto. Come fai a non capire?
CELENTANO. No eh be’, scusa: lui non può capire.
CELENTANO. Scusa, quanto sei alto?
PUPO. Come?
CELENTANO. Quanto sei alto tu?
PUPO. Un metro e dieci.
MORANDI. Eh… effettivamente è un po’ poco eh?
PUPO. Un po’ poco? Un po’ poco? Comunque sono alto quanto basta per non essere ipocrita come siete voi. La Consulta non poteva fare altrimenti, in quanto la cosa si poteva risolvere solo in Parlamento. Anche nel ’95, quando ci fu il referendum per la privatizzazione della Rai, anche in quel caso più del 50 per cento votarono a favore. Ma anche lì dovettero per forza cestinare tutto. Perché se la Rai fosse stata privatizzata e il “popolo sovrano”, come voi lo chiamate, se avesse avuto ragione questa sera probabilmente voi due non eravate qua a sparare le vostre cazzate, carissimi “amici”, i sapientoni del nulla, voi che vi credete dei giganti.
CELENTANO. Non si tratta di essere dei giganti. È che a noi ci dispiace di vederti così.
PUPO. Ma “di vederti così” come?
CELENTANO. Così come sei tu.
MORANDI. Ecco vedi perché diciamo che la Consulta ha sbagliato? Perché tu potresti essere moralmente più alto.
CELENTANO. E anche meno basso.
PAPALEO. C’è un errore.
CELENTANO. Chi?
PAPALEO. Non è alto un metro e dieci lui.
CELENTANO. È più piccolo?
PAPALEO. No. Il Pupo è alto un metro e 65. Quindi, se la Consulta non avesse bocciato il referendum, sarebbe alto quasi quanto voi.
MORANDI. L’altezza, la bassezza fisica, grasso, magro, biondo, con gli occhi azzurri: tutte cose che contano fino a un certo punto. Ciò che conta veramente, invece, è essere alti dentro. Solo così è possibile arrivare intatti e senza macchia a quel traguardo di cui parlava Adriano, che se non altro, poiché nessuno è perfetto, tagliare quel traguardo con meno macchie possibili. Perché, come dice Adriano, quello che stiamo vivendo adesso, di vita, praticamente è uno scherzo.
CELENTANO. E che la vita è uno scherzo basta guardare cosa succede nel mondo. C’è l’aria secca qua. Ma questa, di vita, è soltanto la prima…non la prima, una fermata. La prossima approderemo in un mondo che neanche lontanamente possiamo immaginare quanto è meraviglioso. Lì non ci saranno distinzioni di popoli: neri, bianchi; saremo tutti uguali. Eternamente giovani e belli, in compagnia di cristiani e musulmani, mentre ballano il tango della felicità, in un abbraccio d’amore senza fine. Certo, non mancherà il giudizio di Dio. Ci sarà qualcuno che, prima di entrare in Paradiso, avrà bisogno di una spolveratina. È per questo che è venuto al mondo Gesù: per metterci in guardia contro la polvere. Quella polvere che oscura l’anima, fino ad uccidere i propri simili e a rendere gli Stati assassini. Alla stregua di quei criminali che loro vogliono giustiziare con la pena di morte.
CELENTANO. Ma soprattutto è venuto al mondo per dimostrarci che la morte non esiste. Non esiste per i buoni e non esiste neanche per i cattivi che, di fronte alla vergogna che proverebbero in quel dato giorno davanti a Dio, forse preferirebbero morire. Ed è per questo che poi ha cominciato a fare i miracoli, pur sapendo che non sarebbero bastati perché avremmo detto: è un mago, è uno stregone. E allora lui cosa ha fatto? Ha fatto una cosa che nessun mago, nessuno stregone, potrà mai fare: è risorto. E per farlo ha dovuto morire e subendo il più straziante dei martiri. La morte è soltanto un ultimo gradino prima del grande inizio. Ed è per questo che noi…ed è su questo inizio che noi dobbiamo concentrare i nostri pensieri. E invece cosa facciamo? Stiamo qui ad affannarci su quel titolo, su quanto potrà fruttarci in Borsa; a litigare uno con l’altro; a prendercela per ogni piccola cosa. Ci rattristiamo se un deficiente come Aldo Grasso scrive delle idiozie sul Corriere della Sera. Cadiamo subito in depressione di fronte alla prima ruga. E invece dovremmo avere il coraggio di non tingerci i capelli. Io non so se voi vi rendete conto, ma per quanto lunga possa essere la vita sulla terra, diciamo anche due, trecento anni, che cosa sono? Niente. Io mi ricordo quand’ero giovane, ero forte, pieno di…adesso non mi ricordo più di che cosa ero pieno, però ero pieno di vita, di idee; non facevo in tempo a pensarla una cosa che l’avevo già pensata. Mi ricordo quando ero…voi forse non ci crederete, io mi ricordo che avevo pochi mesi di vita, mi pare quattro-cinque mesi, facevo già la quinta elementare e mi appoggiavo da solo sui braccioli di una sedia. A cinque mesi: vi rendete conto che forza che avevo? La vita è un lampo. Sei nel pieno della giovinezza e, quando meno te lo aspetti, non fai a tempo a guardarti allo specchio, che hai già più di 90 anni. Ecco perché si dice che il Regno dei Cieli è vicino.
CELENTANO. La Merkel e Sarkozy impongono al governo greco l’acquisto delle loro armi. Se volete gli aiuti e rimanere nell’euro, hanno detto, dovete comprare i nostri carri armati e le nostre belle navi da guerra, imponendo così tagli e sacrifici agli straziati cittadini greci. Questo è ciò che diceva il Corriere della Sera di ieri a pagina 5. Ma già l’estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l’acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. È questa l’Europa che vogliamo, cinica e armata fino ai denti?

                                                                                                                                                                          A. Celentano

 

L’isola delle olgettine

Un altro dettaglio che pare essere completamente sfuggito all’attenzione dei commentatori delle recenti vicende sessual-politiche del nostro Paese è la stretta correlazione esistente tra la qualità di ospite alle cene di Arcore e di quella di concorrente dell’Isola dei Famosi.

Infatti, numerose delle ragazze ricondotte alle frequentazioni del Presidente del Consiglio hanno prima o dopo rivestito anche il ruolo di concorrenti nella trasmissione di Rai 2: Sara Tommasi, le gemelle De Vivo, in precedenza Aida Yespica – della quale, non si dimentichi, era trapelata dapprima una presunta disponibilità a rapporti a pagamento per la modica cifra di Euri 5000 e, in un secondo momento, l’esistenza di una sinistra confidenza con il nostro Premier (tanto che questi si era esposto al punto di candidarla per il noto riconoscimento riservato alle predilette)– per concludere con la fu vergine immacolata Raffaella Fico e la scartata Barbara Guerra.

Ora, se due indizi fanno una prova, e se a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, e se errare è umano ma perseverare è diabolico, e insomma metteteci il cazzo di detto che volete voi, pare difficile ipotizzare si tratti di un caso.

Cosa lega Mr. B alla produzione dell’Isola dei Famosi?

Premessa: tutto quello che sapete è falso.

No scherzavamo, non è questa la premessa.

Premessa: siamo convinti del fatto che, banalmente, si tratti di “potere di influenza”.

Mr. B è certamente l’uomo più potente – letteralmente – del nostro Paese e, al di là di ogni considerazione sulla sua credibilità internazionale, uno degli uomini più potenti d’Europa (basti ricordare l’influenza sempre crescente che la famiglia Berlusconi sta assumendo nel sistema delle telecomunicazioni spagnole).

Perchè diverse delle ragazze che l’hanno accompagnato trovassero ospitalità in un dato particolare programma, non è stato di certo necessario scendere a chissà che patti.

Son favori che si fanno, tra ragazzi.

Detto questo, a ben guardare, un collegamento un po’ più stretto del previsto tra Mr. B e la produzione dell’Isola c’è, è labile ed indiretto sulla carta, ma assume uno spessore più rilevante se considerato alla luce degli ambienti in cui sono soliti muoversi i protagonisti di queste vicende.

L’Isola dei Famosi è prodotta da una società che si chiama Magnolia S.p.A., tra i cui soci fondatori compare Giorgio pisellone Gori, alias il signor marito di Cristina Parodi, nonché presunto ex-amante della Ventura (spaziamo dal gossip alla politica all’economia, pazzeschi).

Magnolia è stata acquisita nel 2007 dalla De Agostini e successivamente ceduta ad una società dello stesso gruppo dal nome Zodiak Entertainment, con sede in Francia.

La Zodiak è compartecipata da una società di nome Cyrte, riconducibile a John De Mol, fondatore della Endemol.

Endemol, assieme a Goldman Sachs è partecipata ancora una volta da Cyrte – con De Mol che quindi ne ha mantenuto una percentuale, se pur a mezzo di una società – e (effetto vittoria) da Mediaset, sua azionista di maggioranza.

In pratica Cyrte possiede pacchetti sia di Zodiak, che controlla Magnolia, sia di Endemol, controllata da Mediaset.

La Cyrte potrebbe essere dunque il cavallo di Troia con cui Berlusconi – sfruttando questo network – ha piazzato le sue amichette in televisone.

Così facendo i vantaggi garantiti paiono essere stati molteplici: prospettare alle concubine un tanto anelato sbocco televisivo; farlo sulle spalle delle produzioni Rai; evitare di tirarsi almeno una parte delle arpie in casa (Mediaset) con relative e conseguenti speculazioni sui meriti ed i titoli delle aspiranti “famose”.

Insomma, svariati piccioni con una fava.

Anzi, svariate fave con un piccione.

Sia chiaro, niente di nuovo sotto il sole.

Non stupisce certo, dopo aver letto di macchine, appartamenti, Obama e quant’altro, scoprire che numerose delle ospiti del Presidente siano finite proprio in quella trasmissione. Nient’affatto.

Quello che ci lascia un po’ perplessi è il fatto che sull’Isola ci è andata anche Vladimir Luxuria.

The X Factor Uk – eliminato Nicolò Festa

Giusto un paio di settimane fa vi abbiamo parlato di un ragazzo trevigiano salito agli onori della cronaca per essere stato ammesso all’edizione inglese di X Factor.

La sua partecipazione al programma ha avuto particolare risalto, dato che The X Factor Uk è ritenuta l’edizione più prestigiosa del format – e qualcosa ci dice che la concorrenza a Londra deve essere stata mica male.

Bene, sabato scorso, in occasione della prima puntata del programma (questi di sabato lo danno?bah), Nicolò è stato il primo eliminato dell’edizione 2010, dopo essersi esibito con Just Dance di Lady GaGa.

Lo ammettiamo: ci dispice che questo piccolo rappresentante della spocchia italica sia stato trebbiato nel peggiore dei modi al minuto zero di trasmissione.

Ma forse, dopo tutto, questa eliminazione potrebbe non essere così funesta per il suo futuro.

Insomma, gli ha permesso di avere una notevole visibilità eppure, al contempo, non lo obbligherà in un percorso prestabilito.

NWTF supporta Nicolò Festa.

Lo vogliamo di ritorno, in Italia, rock star e sbronzo come solo un veneto che ha vissuto a Londra può ridursi.

Nell’attesa, se non avete un cazzo da fare, lo potete seguire su twitter, proprio qui.

P.s.

Se state pensando che, conoscendoci, non dovremmo nutrire neanche un minimo interesse per una trasmissione come X Factor, non avete ancora capito con chi avete a che fare.

A noi l’Indie Snob ci fa una pippa: noi guardiamo X Factor, anche quello inglese, e lo diciamo a tutti.

Nicolò Festa a X Factor Uk – Update: Corona cazzo

Un ragazzo italiano di ventuno anni è stato ammesso alla fase finale dell’edizione inglese di X Factor.

Il suo nome è Nicolò Festa – Nicolo per i giornali – e la sua partecipazione al reality inglese catalizzerà la nostra attenzione ben più di quanto non abbia fatto nessuno dei personaggi presenti all’edizione nostrana, attualmente in corso, della trasmissione.

Quello che vedete qui sopra è il video delle ultime selezioni a cui il ragazzo si è sottoposto e dove pare essersi nettamente distinto per la sua bullaggine, oltre che per le sue doti canore.

Trattasi di una sorta di incrocio tra un giovane Sylvester Stallone, Fiorello e qualcun altro che in questo momento non riusciamo a visualizzare.

È belloccio – anche se non siamo proprio sicuri che le donne siano poi di suo particolare interesse -, è figlio di un poliziotto che arrestò un pericoloso criminale negli anni novanta (Felice Maniero, nel 1994, nda) e ci dà l’impressione di rappresentare proprio quello che gli inglesi immaginano e vogliono continuare ad immaginare di un italiano.

Anche se riesce a dire “Is that a compliment?” con accento trevigiano (tipo “xeo un complimento?”) – e per questo noi lo stimiamo tantissimo – è in grado di parlare un inglese credibile e la spacconeria con cui chiede a Cheryl Cole se è il suo taglio di capelli ad averla conquistata è proprio quello stesso genere di cose che diremmo anche noi, se solo avessimo i suoi capelli.

Le repliche della trasmissione le trovate qui.

Update:

Corona cazzo, ecco chi sembra. E’ un fottuto piccolo Fabrizio Corona che canta. Infatti, anche Corona è un incrocio tra Sly, Fiorello e un qualche belloccio che ne mitiga i lineamenti. Hanno lo stesso sorriso, lo stesso taglio degli occhi e la stessa aria spavalda. Ora mancano i tatuaggi, gli illeciti penali e le belle donne.

The X Factor [dove X = “capacità di suscitare pena”]

E’ più deprecabile affermare pubblicamente che almeno quattro dei dodici concorrenti dell’edizione di X-Factor di quest’anno sono dei casi umani o lo è ancor di più proporli in una trasmissione il cui scopo dovrebbe essere quello di individuare il nuovo (o la nuova o i nuovi) cantante più fico (fica – e Dio solo sa quanti contatti ci porterà questa parola – fichi) del mondo?

E’ più deprecabile proporne solo alcuni e lasciare che il pubblico non riesca a spiegarsi perchè altri sono stati immotivatamente esclusi.