Frase del giorno – Marta Vincenzi #senonoraquando version

Potete seguire Marta Vincenzi distruggere mesi di dibattiti sulla partecipazione femminile alla politica italiana, proprio qui.

Adoriamo le donne autoironiche.

A patto che lo siano consapevolemente.

Donne in piazza: dove sono le olgettine?

E’ di oggi, un post di Maria Luiusa Agnese, sul blog La 27esima Ora (ospitato da Corriere.it), relativo alla pubblicazione da parte de Il Foglio di un articolo firmato da Pietrangelo Buttafuoco sulla composizione del gruppo di manifestanti scese in piazza contro Dominique Strauss-Kahn, nei giorni successivi al suo arresto per la presunta violenza sessuale, esercitata ai danni di una cameriera di colore dell’albergo Sofitel di New York.

Buttafuoco, provoca e di loro dice:

“ci hanno ipnotizzato in ragione di un fatto comune a tutte loro: erano, appunto, racchie. O meglio: di bellezza nascosta. Va bene che quello è pur sempre un banchiere ricco e di sinistra, dunque filantropo ma al puritanesimo un limite dovrebbero pur darlo. Le immolestabili, insomma, stiano al posto loro. Oppure vadano all’Infedele”.

Buttafuoco è giornalista di lungo corso e, decisamente, non crediamo abbia così voluto, soltanto, attirare un po’ di visibilità: non ne ha bisogno lui, né Il Foglio.

Presumibilmente il fine era duplice: spararla per il gusto di farlo – perché ogni tanto si può anche dirne una, così, per vedere l’effetto che fa – e provare a muovere le menti, provare a dire qualcosa che vada oltre.

Maria Luisa Agnese pone l’accento sulla storica e – immaginiamo – insopportabile distinzione cui il genere femminile è sempre ed inevitabilmente ricondotto: racchie e/o puttane.

E allora dico: ma perché se le donne si impegnano devono sempre essere o racchie o prostitute, due modi più o meno signorili per liquidarle, per sminuirle, per farne delle macchiette grottesche quando vogliono uscire dai ghetti e dai ruoli predefiniti? Una vecchia dinamica che si é ripalesata in questi giorni anche nell’ Egitto post Mubarak, dove è stata chiesta patente di verginità ad alcune manifestanti scese in piazza Tahrir a marzo; mentre in Libia le donne possono protestare, sì, ma chiuse in gabbiotti tutti per loro: impure?

Qui non si tratta di siciliani, egiziani, libici, si tratta di comune sentire declinato al maschile: la donna ha altri ruoli primari,madre o prostituta, e quindi ogni volta che da lì esce bisogna ricordarle – magari anche con grande ironia e grande penna – che lì deve ritornare.

E allora che fare quando con le armi dell’ironia viene dato quasi scacco matto al nostro impegno: eh sì, perché a volte bisogna pure impegnarsi e far sul serio, non solo scherzare: usare l’ironia come arma o fare sul serio?

I commenti che seguono sono sostanzialmente tutti incentrati su di una considerazione che, per quanto ci riguarda, ci pare di assai bassa levatura per essere validamente contrapposta all’articolo di Buttafuoco.

Si dice: solo le donne belle possono/devono manifestare?

Ovviamente “no”, è la risposta.

Ma siamo sicuri non fosse un altro l’interrogativo sottopostoci da Buttafuoco?

Noi crediamo sia più corretto, forse, domandarsi: dove sono tutte quelle donne – anch’esse donne! – che strumentalizzano questo stesso maschilismo per i loro tornaconti?

Dove sono le donne – queste sì “belle” – che della seduzione dei vari Strauss-Kahn di turno hanno fatto il proprio mezzo di sostentamento o di arricchimento (economico, sociale, lavorativo)?

Non ci sono, ovviamente!

Non ci sono perché un solco profondo come una vallata divide il genere femminile: non si tratterà di certo di racchie e prostitute, di brutte o belle, ma di oneste e disoneste, rette e corrotte, brave e cattive persone.

Le stesse divisioni sono presenti anche tra gli uomini, ma con una sostanziale differenza: per il sesso “forte”, al contrario che per le donne, non esiste un interlocutore a cui estorcere favori, potere, denaro.

La corruzione dell’uomo non è altrettanto remunerativa!

E’ per questo che la divisione all’interno del gentil sesso pare essere così marcata.

Ed è per questo che lo sforzo delle femministe pare davvero improbo: fino a quando esisterà un esercito di olgettine pronte a succhiare l’anima di ogni allocco che non sappia tenere a bada i proprio ormoni, la lotta per un’effettiva uguaglianza sarà assai dura da condurre e, forse, impossibile da vincere.

Cosebelle Magazine out now – quattro chiacchiere con Cristiana

Qual è la vostra opinione sui magazine “femminili”?

La nostra amica Cristiana Rivellino Santella non era particolarmente soddisfatta di quanto offrisse il mercato ed ha così pensato di dare vita ad un blogazine in grado di appagare quella richiesta di contenuti proveniente dal pubblico femminile che nessuno pare voglia assecondare.

Cristiana ha così dato vita a Cosebelle Magazine.

Noi abbiamo deciso di fare una chiacchierata con lei per farci spiegare di che si tratti e per conoscere la sua opinione su un sacco di altre cose che ci siamo domandati quando abbiamo saputo di questo progetto.

Cristiana quando ti abbiamo chiesto cosa riguardasse questo progetto ci hai detto (citiamo letteralmente): “è un blogazine fatto dalle femmine per le femmine, + neuroni – tacchi!”. Adoriamo la tua capacità di sintesi. Si sentiva davvero il bisogno di un nuovo spazio dedicato alle femmine, pardon alle donne, nel web, nel mondo?

Non si tratta né di bisogni, né di mancanze. Facendo un girello per il web è facile rendersi conto che i mags seri, quelli più belli, quelli ben strutturati, sono quelli rivolti agli uomini. Tra questi, poi, esistono diverse sottocategorie: c’è il blog per l’uomo figoso, quello per l’uomo figoso e pretenzioso, il blog “mercato” – dove viene pubblicato tutto e il contrario di tutto – quello per pochi-pochissimi e via dicendo. Volgendo lo sguardo al mondo dei magazine femminili, invece, è inevitabile provare una certa amarezza. Penso sempre al giorno in cui arriveranno gli alieni sulla terra e vorranno saperne di più sulle donne. Girando in rete si faranno una pessima idea su di noi: ci chiameranno “fashioniste”, ci crederanno  “drogate di scarpe”, ci vedranno come donne affette da ansia da gravidanza e attente solo alle forme delle nuove giacche di Alexander Wang. E, scusatemi, ma da donna mi sento profondamente offesa da tutto questo. Sono come le altre, ma ho anche tanti altri pensieri e tante altre preoccupazioni durante la mia giornata. Certo, anche io guardo le sfilate (non solo per lavoro), ma mi piace pure interessarmi ad altro: mi preoccupo di come arrivare alla fine mese, di cosa cucinare per la cena, di quale detersivo sia preferibile usare e, certamente, anche di quale outfit sia meglio scegliere per una data occasione. Esattamente come altri milioni di donne.

(ovviamente questa risposta smentisce categoricamente le mie presunte capacità di sintesi)

Perché le riviste femminili dedicano sempre una così consistente percentuale delle loro pagine ad articoli riguardanti la contrapposizione tra uomo e donna? Non è forse giunto il momento di chiudere la pagina femminista e cominciare a comportarsi e, soprattutto, a considerarsi tali e quali agli uomini?

Peace sorelle.

E’ da sciocchi dare retta a quelle riviste. E’ come dare ascolto a qualcuno verso il quale non si prova alcuna stima o che si reputa stupidotto. Date per caso ascolto a ciò che dice Renzo Bossi? Quello che io vedo è soltanto che donne e uomini portano entrambi i pantaloni, indossano scarpe stringate ed entrambi mangiano o con la mano destra o con la mano sinistra. Sappiamo scrivere, respiriamo, portiamo entrambi i capelli lunghi o corti. Piuttosto direi che ci sono delle cose che mancano a voi uomini. Ma questa è un’altra storia e io tifo per l’uguaglianza.

A proposito di neuroni e di tacchi, cosa ne pensi del fenomeno fashion-blogger? Dovrebbero scomparire tutte dalla faccia della terra? Lo ammettiamo, hanno un che di magnetico. Sono in grado di provocare quella stessa curiosità che porta ad inchiodarsi su Uomini e Donne, quando si fa zapping al pomeriggio. E’ il paese reale: quello che vuole essere famoso perché è famoso.

Non è più un fenomeno, è un dato di fatto! E’ la realtà! Che ci possiamo fare se esiste qualcuno che sente la necessità di rendere pubblico il proprio diario o di raccontare cosa indossa durante il giorno, se qualcuno si improvvisa fashion editor semplicemente perché “narra” di scarpe e abiti, se qualcuno crede di potersi definire cool hunter soltanto per aver scattato qualche foto in strada a persone/passanti modelli wannabe, sminuendo il vero ruolo di quella che invece è una vera e propria professione?

“Ci sono, come su tutti i pianeti, le erbe buone e quelle cattive.” (cit.).

[da Il piccolo principe, n.d.NWTF]

Quali sono le cose belle che troveremo su Cosebelle Magazine? Da chi proverrà l’apporto di neuroni?

Ciò che tira fuori una donna, quando non è arrabbiata, è sempre qualcosa di bello. Ci saranno contenuti musicali, recensioni di libri e film, chiacchiere di moda, illustrazioni, belle foto, suggerimenti su cosa cucinare anche se non si è esattamente Anna Moroni. Ci saranno “cose” che riguardano la nostra vita. Social network compresi.

In un mondo ideale, chi vorresti tra le firme di Cosebelle? Rita Levi Montalcini? Barbara D’Urso? Patrizia D’Addario? Non dire cose vomitevoli come: “ma no, è un magazine fatto da donne qualsiasi per qualsiasi donna!”.

Affatto! Non è un magazine per tutte e non vuole esserlo. Onestamente, mi auguro che Cosebelle sia seguito dalle non-fans della De Filippi, dalle non-amanti della french manicure, dalle non-vittime di Buona Domenica e dei drammi all’italiana. In un mondo ideale,  in redazione vorrei Assunta Patanè, ovvero Monica Vitti ne “La ragazza con la pistola”, di Monicelli. Venderei l’anima per averla.

Credi che sarà un prodotto fruibile anche da un pubblico maschile?

Mi piacerebbe trovare maschi e uomini che lo leggano, fidanzati esclusi, ovviamente. In fondo, ripeto, non parleremo solo di manicure e di borsine di Chanel.

Gli uomini leggono volentieri le riviste femminili, mentre le donne tendenzialmente disprezzano quelle maschili. E’ colpa del nostro cervello troppo semplice? Nulla che vi interessi da queste parti? Oppure siete allontanate da tutte quelle chiappe e corpi dannatamente perfetti?

Quali uomini leggono le riviste femminili? Quali riviste soprattutto?

Non credo abbiate un cervello semplice, siete soltanto così carini da credere di poterne ottenere un qualche indizio o suggerimento su di noi, senza comprendere che difficilmente ne troverete anche soltanto uno su giornali come Cosmopolitan (testata che fatico ad accostare al mondo reale femminile). Credo che le donne difficilmente siano attratte dalle “4 regole per farla godere” o dai nuovi infallibili esercizi per scolpire al meglio i vostri glutei e i vostri addominali.

Cosebelle Magazine è un progetto concepito unicamente per il web? O si tratta di una piattaforma dai contorni non ancora così ben delineati e che, in un futuro, potrebbe trovare nuovi mezzi per esprimere i suoi contenuti?

Naturale il riferimento al cartaceo, ma si potrebbe anche pensare a cose come podcast o applicazioni di vario genere.

Che ne pensi?

Penso che stiamo per partire, che tutte le nostre energie, mie e delle preziosissime persone che collaborano con me, debbano, per ora, essere investite sul “.com”. Stiamo però preparando un discorso che farà rima con iPad. E poi chissà…

Promettici che non ci inonderete di post! Robe tipo 15 al giorno. Alcuni blog danno vita ad un circolo vizioso in questo senso, senza accorgersi, a nostro avviso, degli effetti deleteri di una strategia editoriale di questo tipo. Nessuno vuole un amico che parli in continuazione! E quando qualcuno lo fa, non gli si presta più attenzione.

Tenteremo di dire “poche cose ma buone”.

Vogliateci bene.

Un’ultima cosa: prima hai parlato di cose che “mancano” agli uomini. Cosa ci manca?

La gioia della gravidanza.

Reader friendly

A me Guia è sempre stata simpatica.

Davvero, mi fa tutt’ora ridere.

Cioè una che scrive cose come questa

Dieci anni accuratamente vissuti con la selezione del gender, tu sai cosa fare se ci son casini alle robe con le lucette, io so che borsa comprare se c’è da fare un regalo a tua sorella, la divisione dei beni e delle competenze.

a me fa ridere.

Possiamo discutere sul fatto che se una cosa del genere l’avesse scritta un uomo – nella fattispecie io -, avrebbe certamente dovuto spiegare ad una nutrita schiera di post femministe sessualmente inappagate che, sì, le cose stanno così; ma non è questo il punto.

Il punto è che, nonostante Guia mi stia davvero simpatica, cazzo, non è possibile che per leggere un suo post io debba concentrarmi come quando studiavo procedura civile.

Dopo dieci anni di conferme che gli uomini riguardo all’informatica son come i medici riguardo alla medicina, usano paroloni sperando questo mascheri il fatto che ne capiscon persin meno di te che manco guardi Grey’s Anatomy, ti dicono «Eh ma dovevi dirgli di non creare un’altra rete» e gli devi ricordare sette volte che quando dopo il primo reset ti ha chiesto se volevi switchare su un’altra rete tu hai espresso otto volte le tue perplessità e loro nove volte ti hanno detto sì, switcha pure, e comunque anche alla decima volta è chiaro che non capiscono, hanno solo un generatore automatico di parole che fan scena e mai che ti risolvessero uno straccio di problema – ecco, dopo un decennio di delusioni lucettistiche, sappiate che le vostre sorelle, per quanto mi riguarda, d’ora in poi riceveranno solo borse di tolfa.